Aziende e distanziamento sociale: intervista a Roberto Napoletano

Fase 2, aziende e distanziamento sociale, ne abbiamo parlato con Roberto Napoletano, economista e direttore de Il Quotidiano del Sud. Il paese e le aziende italiane si preparano a ripartire...
aziende e distanziamento sociale
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Fase 2, aziende e distanziamento sociale, ne abbiamo parlato con Roberto Napoletano, economista e direttore de Il Quotidiano del Sud.

Il paese e le aziende italiane si preparano a ripartire con l’obbligo di adottare rigorose norme sanitarie e di distanziamento sociale. Roberto Napoletano, economista e direttore de Il Quotidiano del Sud, affronta per SocialCom Italia il tema della ripartenza economica del nostro Paese, legata all’inevitabile riconversione digitale delle aziende.

  • Direttore secondo lei come deve affrontare questa nuova era il nostro Paese

Nulla sarà più come prima e credo che per una volta sarebbe bello che la riapertura dell’Italia cominciasse dalle regioni meridionali. Non solo o non tanto perché le classi dirigenti di governo delle amministrazioni sul territorio, la classe medico-scientifica e le comunità dei cittadini del Mezzogiorno hanno oggettivamente dimostrato migliore capacità di reazione: consapevolezza della gravità del problema, senso di adattamento e rigore nei comportamenti,  una straordinaria eccellenza nella ricerca e nella gestione sanitaria con separazione ferrea tra Covid e non Covid e risultati reali nell’attività di prevenzione nonostante gli abnormi tagli subiti nella distribuzione della spesa pubblica sanitaria. Il Paese potrà affrontare e vincere questa sfida che fa tremare vene e polsi solo se riscoprirà le sue ragioni unitarie partendo da un’operazione condivisa di verità. Che deve riguardare, certo, la spesa pubblica, gli investimenti sanitari e le infrastrutture di sviluppo, ma deve con spirito nuovo porre al centro la crescita dell’intero Paese spiegando al Nord che non può essere in Italia ciò che l’Olanda è per l’Italia in Europa. Investire con il vantaggio della spesa pubblica sottratta ingiustificatamente al Sud esclusivamente sull’integrazione tra Nord Italia e Nord Europa priva i prodotti del Nord del mercato di consumo di venti milioni di persone (appunto il Sud impoverito) e condanna lo stesso Nord a diventare l’appendice meridionale del gigante tedesco malato. Non c’è più l’Italia e le due Italia restano gli unici territori europei sotto i livelli pre-crisi del 2008.

  • La riconversione digitale delle aziende è una tappa fondamentale 

Abbiamo eccellenze assolute nella meccanica di precisione, strumentale, nell’automotive e soprattutto negli imballaggi, nel biomedicale e altro ancora. Non partiamo dall’anno zero. Detto questo sono rimasto deluso dalla capacità di reazione e di flessibilità del sistema produttivo italiano che avrebbe dovuto convertire rapidamente le sue macchine per la produzione di apparecchi sanitari e invece ha voluto ostinatamente continuare a produrre armi e freni nel bresciano e nel bergamasco. C’è un momento in cui tutti si devono fermare e c’è un momento in cui tutti devono ripartire alla grande. Il punto più rilevante sarà quello che riguarda la Stato e i suoi enti pubblici. Servono riforme del diritto amministrativo e civile, tanto digitale e tanta semplificazione. Non si esce dal Coronavirus se lo Stato italiano non diventa oggi soggetto digitale pagatore di contributi a fondo perduto e domani semplificatore dell’investimento pubblico e privato.

  • Da esperto, come crede che l’economia del nostro Paese risponderà alla sfida

Non lo so, ma mi auguro che ritrovi lo spirito del Dopoguerra e del miracolo economico italiano. Servono una squadra di uomini di guerra e società a capitale pubblico di mercato per tornare a ragionare in grande e aprire finalmente i cantieri dell’unificazione infrastrutturale del Paese. Prima, però, lo Stato ovviamente a debito deve mettere soldi veri nelle tasche dei cittadini per preservare l’economia e non partire svantaggiata nella sua ricostruzione economica rispetto ai concorrenti.

  • Il distanziamento sociale riuscirà a diventare un’abitudine con cui convivere per molto tempo?

Credo di sì perché la paura è stata diffusa e contagiosa soprattutto nelle regioni centro-meridionali. In Lombardia, purtroppo, hanno faticato di più a capire l’importanza di certi comportamenti. Anche questo è un segnale che ci deve fare riflettere. Serve più umiltà da parte di tutti per preservare il grande valore di Milano capitale internazionale e di un sistema unitario di imprese sempre più diffuso e integrato.

  • Riusciremo ad uscire da questa crisi, ripartirà l’economia se tutti rispetteranno le norme sanitarie?

 Al netto della propaganda politica che è il vero nemico dell’Italia questo Paese non è ancora affondato grazie all’ombrello della Banca Centrale Europea da 1.100 miliardi e prenderà i 37 miliardi vantaggiosissimi e senza condizionalità del Mes distruggendo la residua credibilità di chi continua a giocare sulla pelle e sulla fame degli italiani. C’è un Paese europeo che più degli altri ha disperato bisogno dell’Europa. Si chiama Italia perché ha un debito pubblico importante e i creditori si sentono garantiti dal duplice fatto che l’Italia è stabilmente in Europa e che l’euro è irreversibile. So che qualcuno individua nelle norme sanitarie un vincolo per la ripresa economica del Paese, non mi piace un’Italia che pende dalle labbra della corporazione dei virologi che non sono peraltro mai d’accordo su nulla, ma il buon senso questa volta ci deve guidare perché da una parte è in gioco la vita umana dall’altra la vita economica.  Alla prima ecatombe non può seguire la seconda. Bisogna spendere, spendere, spendere. Bisogna girare le teste al contrario, fare investimenti, semplificare brutalmente il diritto amministrativo e il diritto civile digitalizzando tutto il più possibile e riducendo drasticamente i tempi. Dobbiamo ripartire prima dell’estate erogando cassa e facendo le riforme altrimenti la crisi di solvibilità ci colpirebbe e per un lungo tempo non ci potremmo più rialzare. Per questo ho detto e dico RI-FATE PRESTO. Nel novembre del 2011 eravamo diventati lo Stato da vendere e dissi FATE PRESTO il giorno in cui erano a rischio il risparmio e il lavoro degli italiani. Oggi con la macchina statale scassata e una propaganda diffusa e irresponsabile potremmo ridiventare lo Stato da vendere. Dio ce ne scampi. Per questo non mi stancherò di ripetere RI-FATE PRESTO.

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