Basta un piccolo errore di Amazon per distruggere Internet

Internet si "è fermato", ieri: la colpa sarebbe di AWS, servizio di cloud di Amazon
Amazon

Persino Down Detector, portale che segnala quali siti sono momentaneamente offline, ha dato forfait. Ieri pomeriggio, negli Stati Uniti, un numero indefinito di siti web sono andati fuori servizio. Prima che Down Detector andasse fuori uso, aveva pubblicato questa immagine che mostrava la vastità del disastro, che si concentrava soprattutto nei centri maggiormente popolati.

Down Detector

Per quattro ore, sono andati offline, o hanno registrato un rallentamento estremo del funzionamento, siti e servizi web molto popolari come DropBox, Slack, Tinder, Yahoo, Quora, alcune funzionalità di Adobe. A rischio anche Netflix, Spotify, Pinterest e BuzzFeed, che però sembrano non aver accusato il colpo.

La colpa? Alcuni errori nel funzionamento di Amazon. No, l’e-commerce in questo caso non c’entra niente.

Amazon Web Services (AWS)

Amazon Web Services, sigla AWS, è un servizio di cloud computing gestito dalla multinazionale di Jeff Bezos. In Italia al servizio si appoggiano aziende come Enel, Vodafone e Lamborghini. Principalmente, AWS offre spazio di memoria e potenza di calcolo ai siti web. È quindi uno strumento essenziale affinché centinaia di migliaia di portali web in tutto il mondo girino a dovere.

Ieri pomeriggio, a partire dall’una (ora dell’East Coast) dall’azienda hanno registrato “un incremento nel grado di errore” nei propri sistemi. A essere interessato, soprattutto il cosiddetto S3 (Simple Storage Service), servizio di memorizzazione utilizzato da quasi 150mila siti web, che ‘ospita’ tra i 3 ai 4 trilioni di frammenti di dati, secondo alcune stime.

Amazon può ‘rompere’ Internet?

Adam Clark Estes, su Gizmodo, uno dei più popolari siti web sul tech degli Stati Uniti, si chiede se un errore di Amazon possa “distruggere” il web. Secondo l’analista, il problema sta nella concentrazione del mercato. Ad agosto 2016, Gartner ha pubblicato uno studio in cui si certifica che AWS controlla il 31% del market share nelle infrastrutture di cloud computing. A livello globale. Un altro studio pone tale cifra al 45%.

Amazon è stata capace di diventare leader del settore giocando d’anticipo: si è mossa infatti già nel 2006. Altri colossi, Microsoft, IBM e Google, stanno espandendo le proprie offerte, ma sono ancora lontani dall’azienda di Bezos. AWS ha dato la possibilità a molte startup, del calibro di Airbnb o Slack, di scalare velocemente. I costi di hosting infatti, con servizi come quelli di Amazon, sono stati sensibilmente tagliati. E possono essere tarati e aggiornati sulle proprie specifiche esigenze contingenti.

«Ma cosa succede quando un servizio diventa così grande da avere interessi in un intero settore? I suoi problemi vengono amplificati quando va in grossa crisi. Amazon non riferisce a quanti clienti offre il suo servizio di cloud computing, o l’esatta percentuale di traffico Internet che viene colpita quando c’è un errore. Ma l’interruzione di ieri dimostra che potrebbe costringere interi network di siti web a una sosta forzata», scrive Estes.

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Foto: Canonicalized

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