Bufale e clickbaiting: ecco come funziona la Rete grillina sul web

I 5 Stelle paladini della verità "occultata dai media mainstream"?
Grillo

Quanto fa 2+2? «A volte fa cinque, a volte tre. A volte fa cinque, quattro e tre contemporaneamente. Devi sforzarti di più. Non è facile diventare sani di mente».

In uno dei passaggi più noti della letteratura del Novecento, la matematica viene riscritta per ragioni politiche e di controllo delle masse. In 1984, Orwell prospettava un controllo della realtà operato da una ristretta élite di funzionari di partito, attraverso una pletora di burocrati impegnati a riscrivere (letteralmente) la verità, il passato e il presente, giorno dopo giorno.

Orwell, quando scriveva il romanzo negli anni ’40, aveva davanti agli occhi l’esempio dell’Urss, il totalitarismo staliniano. Non poteva immaginare che la sua profezia si sarebbe attuata con maggiore compiutezza nel mondo post-ideologico nato dalla dissoluzione del modello sovietico.

Il dibattito sulle bufale online sta raggiungendo livelli di attenzione mai visti prima. Un dibattito alimentato dalle accuse della stampa americana nei confronti di Facebook, complice (a detta di alcuni) di non fare abbastanza per contrastare la diffusione delle hoax, le mistificazioni che girano sul social. E che avrebbero portato addirittura alla vittoria di Donald Trump alle recenti elezioni americane.

In Italia, invece, alle bufale si attribuisce parte della responsabilità dell’esito del Referendum del 4 dicembre. Secondo pagellapolitica.it, sito di fact checking, sarebbero 4 su 10 le notizie false sulla consultazione che hanno ricevuto maggiori interazioni sui social. La più condivisa? “NOTIZIA SHOCK! Referendum: trovate 500.000 schede già segnate col “SI”. CONDIVIDETE!”. Peccato che fosse ‘ambientata’ nel Paese di Rignano sul Membro: un luogo che ovviamente non esiste.

Il problema della verità

Quid est veritas?, Che cos’è la verità?, si chiedeva il dubbioso Ponzio Pilato di fronte a Gesù Cristo, inviato a lui perché lo condannasse alla morte.

Per commentatori ed esperti, il problema è proprio questo: quid est veritas? Quale agenzia, governativa o non, quale azienda privata può stabilire la verità? Come possiamo dare un potere simile a un’ente e scongiurare il rischio della censura?

È stata più o meno questa l’accusa mossa a Giovanni Pitruzzella, che in un’intervista al Financial Times lanciava la proposta di una rete di organismi internazionali, controllata dalle istituzioni di Bruxelles, per contrastare la diffusione delle notizie false. «Siamo a un crocevia: dobbiamo scegliere se lasciare internet così com’è, come un selvaggio West, o se ci servono regole adatte al cambiamento subito dalla comunicazione», dichiarava il presidente dell’Antitrust italiano al FT.

Immediata la replica di molti giornalisti ed esperti di comunicazione, che vedono nella proposta di Pitruzzella una sorta di Tribunale della Verità, che interferirebbe pericolosamente con l’operato (libero) di testate e giornalisti in Rete.

La risposta più dura? Quella di Beppe Grillo. Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha attaccato, con la sua solita cifra: “Le post-ca**ate dei nuovi inquisitori”. Parla di “delirio d’onnipotenza” e “ignoranza completa” da parte di Pitruzzella. E conclude:

«Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li s*uttana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare».

Pochi giorni dopo, lo stesso Grillo annunciava la costituzione di “Una giuria popolare per le balle dei media”: un meccanismo di controllo – dal basso – delle notizie diffuse da giornali e televisioni. Proposta reale o semplice boutade polemica? Anche in questo caso c’è da chiedersi se il controllore (Grillo, il Movimento 5 Stelle, la Casaleggio Associati?) sarebbe titolato, se abbia le caratteristiche di correttezza e indipendenza richieste a un organismo così delicato.

O anche se, semplicemente, non sia abituato al ricorso a bufale e notizie esagerate per acchiappare qualche clic.

La bufala dell’uomo più influente del 2017

Beppe Grillo uno dei 12 personaggi più influenti d’Europa nel 2017”, così titola il Blog delle Stelle, il 3 gennaio 2017. Dove leggiamo:

«Nel 2017 Beppe Grillo sarà uno dei personaggi più influenti d’Europa. La profezia arriva da un articolo di Politico.eu in cui Beppe è l’unico italiano presente. Per Politico questi dodici personaggi vi faranno “venire voglia di stare a letto con le coperte tirate saldamente sopra la testa tremante”. Politico ha ragione: la festa è finita per affaristi, corrotti, politicanti e lobbisti. Hanno fatto troppi danni e toccherà adesso a noi».

Peccato che Politico.eu abbia titolato “12 people who will (likely) ruin 2017” e cioè le 12 persone che (probabilmente) rovineranno il 2017. La notizia, con un titolo palesemente fuorviante, viene rilanciata sui social:

Tra la pagina ufficiale del Movimento 5 Stelle e quella di Grillo troviamo 3 milioni di fan, in tutto (anche se si dovrebbero scorporare gli utenti comuni a entrambe le pagine). Una diffusione massiva di un link con titolo a effetto, contenente una notizia che – se non vogliamo definire falsa – dovremmo almeno chiamare ‘manipolata’.

È così che funziona la rete del Movimento 5 Stelle. Gli account ufficiali rilanciano le notizie del network, in maniera sistematica. Non c’è niente di scorretto in questo. È pratica comune, anche quando le pagine Facebook non hanno un intento politico, condividere link e post di cui si sposano valori e intenti.

Una forza politica che però attacca continuamente la faciloneria dei giornali (in alcuni casi a ragione), non dovrebbe fare maggiore attenzione alla verdicità e alla correttezza delle informazioni che diffonde a milioni di persone?

LA GALASSIA UFFICIALE A 5 STELLE

Tra le pagine ufficiali che rilanciano a vicenda i contenuti politici e le notizie che ruotano intorno al Movimento (o ai partiti a cui si oppone), troviamo:

  • Beppe Grillo (2 milioni di fan circa)
  • Alessandro Di Battista (1,3 milioni di fan circa)
  • Luigi Di Maio (1 milione di fan circa)
  • Movimento 5 Stelle – Pagina Ufficiale (960mila fan)
  • Virginia Raggi (750mila fan)
  • Paola Taverna (370mila fan)
  • Roberto Fico (215mila fan)
  • Movimento 5 Stelle Camera (180mila fan)
  • Movimento 5 Stelle Senato (170mila fan)
  • Chiara Appendino (170mila fan)
  • Movimento 5 Stelle Roma (150mila fan)
  • Vito Crimi (150mila fan)
  • Roberta Lombardi (115mila fan)

TzeTze, La Cosa, La Fucina: la galassia Casaleggio

Alla galassia ufficiale degli account e delle pagine collegate al Movimento 5 Stelle, si può accostare una rete più o meno ufficiale di blog e pagine fan gestite direttamente dalla Casaleggio & Associati, l’azienda che da sempre si occupa dell’immagine digital di Beppe Grillo e del suo Movimento.

Di questa Rete fanno parte sicuramente 3 siti web (TzeTze, La Cosa e La Fucina) gestiti direttamente dall’azienda fondata da Gianroberto Casaleggio e la pagina Facebook di Passaparola, “figlia” di una vecchia rubrica presente sul blog di Grillo e oggi trasformata in ulteriore megafono delle news pubblicate dal network.

Vediamo in dettaglio di cosa si occupano.

www.tzetze.it TzeTze può contare su un milione e passa fan su Facebook. Non è un vero e proprio sito web di notizie, somiglia più a un aggregatore di news, mescolato a una piattaforma di citizen journalism. Cosa vuol dire? Vuol dire che i gestori raccolgono su TzeTze una serie di notizie prelevate dalle fonti più disparate dal web e segnalate dagli stessi lettori. Lettori che poi ‘votano’ le notizie stesse, aumentandone la popolarità.

Il sito si autodefinisce come «un palinsesto dinamico originato dagli utenti, aggiornato ogni mezz’ora, che seleziona da siti rigorosamente solo on line». L’obiettivo, leggiamo ancora nella descrizione, «è di promuovere l’informazione indipendente in Rete svincolandosi dai mainstream media e di pubblicare le notizie in funzione dell’importanza attribuita loro dagli utenti».

Anche se nella home e nel ‘Chi Siamo’ non viene indicata chiaramente la proprietà di TzeTze, questa è resa evidente dall’Informativa sul trattamento dei Dati Personali, che fa diretto riferimento alla Casaleggio Associati. Vi leggiamo infatti:

«Ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. n. 196/2003 denominato “Codice in materia di protezione dei dati personali”, La informiamo che i dati personali da Lei forniti alla Casaleggio Associati s.r.l. ovvero altrimenti acquisiti dalla Società nel rispetto delle disposizioni legislative e contrattuali vigenti, formeranno oggetto di trattamento nel rispetto della normativa sopra richiamata e degli obblighi di riservatezza».

www.la-cosa.it La Cosa – poco meno di 130mila fan su Facebook – denuncia invece in maniera chiara la propria appartenenza politica al Movimento 5 Stelle:

«LaCosa è il Web Channel nato il 22 gennaio 2013 per seguire in diretta streaming 12 ore al giorno lo Tsunami tour che portò Beppe Grillo ed il M5S ad uno strabiliante risultato nelle elezioni del 25 febbraio 2013».

Anche in questo caso, il progetto è nato più come aggregatore di news video, più che come produzione. Inizialmente raccoglieva semplicemente gli interventi dei rappresentanti del M5S in tv, oppure video significativi che riflettevano i valori di fondo e la filosofia del Movimento.

La Cosa si è poi evoluta nel tempo anche in un canale di produzione di programmi, informativi e d’intrattenimento. Anche in questo caso, il proposito è di essere «alternativi all’omologazione dei tradizionali strumenti di comunicazione di massa».

D’altronde, lo slogan è chiaro, sin dalla nascita del canale: “Spegni la TV e accendi LaCosa”.

www.lafucina.it Per quanto riguarda La Fucina, invece, l’intento politico è meno evidente. Le notizie stavolta non riguardano infatti la politica in senso stretto, ma la “medicina”: salute, cure alternative, ambiente, alimentazione.

«Un approccio consapevole e sostenibile, un ritorno alla cura del proprio benessere fisico e mentale che passa attraverso la prevenzione, la scelta degli alimenti», leggiamo sul sito.

La polemica politica, in questo caso, è meno evidente, ma non totalmente assente. Si parla molto di vaccini, ad esempio. Ecco uno degli articoli sull’argomento, a firma Giuseppe Di Bella, figlio del noto medico Luigi:

Vaccini 1

(La sottolineatura è nostra).

Anche nel caso de La Fucina, la gestione del sito web non è indicata chiaramente nella home page. La proprietà della Casaleggio Associati è rivelata solo nella pagina dedicata alla privacy policy: «La informiamo che i dati personali da Lei forniti alla Casaleggio Associati s.r.l.».

Passaparola – Pagina Facebook Al network di Grillo e al Movimento appartiene anche la pagina Facebook di Passaparola. Rubrica fissa sul blog del comico genovese, era tenuta settimanalmente da Marco Travaglio, attuale direttore de Il Fatto Quotidiano. Nel corso degli anni si è dapprima aperta a interventi di altro tipo, dopo l’abbandono di Travaglio, ed è andata via via scemando. Passaparola è rimasta una pagina Facebook da quasi 175mila follower, che oggi rilancia pedissequamente i post e i contenuti di TzeTze e La Fucina.

La galassia grillina (non ufficiale)

Agli account e ai blog ufficiali del Movimento si affiancano dunque una serie di blog gestiti dalla Casaleggio Associati che, pur portando avanti temi, battaglie e valori affini a quelli del M5S non possono essere considerati dei veri e propri house organ.

Esistono poi elementi della galassia grillina online che potremmo definire “spontanei”. Sono blog, pagine fan, gruppi su Facebook creati dal basso: magari dagli elettori, dai simpatizzanti, o da qualche attivista del Movimento che però non fa parte della ‘cerchia’ dei più noti rappresentanti a 5 Stelle.

Questo tipo di profili e pagine web non sono riconducibili quindi a una gestione da parte del Movimento o della Casaleggio. Condividono però (in tutto o in parte) i valori politici del fondatore Grillo. Tra di loro c’è una curiosa affinità d’intenti: pubblicano notizie molto simili tra di loro e i contenuti che rilanciano sui social sono spesso identici.

Analizziamo anche una parte di questa galassia non ufficiale, senza la pretesa dell’esaustività: terremo in considerazione unicamente i nodi più significativi, in termini numerici o d’interesse analitico.

Abbiamo per esempio la pagina Facebook “W il M5S”, che conta quasi mezzo milione di fan. I gestori rilanciano continuamente i contenuti ufficiali del Network, soprattutto de La Cosa.

C’è poi Orgoglio 5 Stelle (190mila fan), che condivide continuamente i contenuti di Diretta Informazioni (http://direttanfo.blogspot.it/). Quest’ultimo è un blog decisamente “artigianale”, che rilancia spesso contenuti e battaglie del Movimento. Qualche esempio? L’ultimo post che leggiamo (al 13 gennaio) riporta un video di una conferenza stampa di Virginia Raggi, sindaco di Roma, che attacca il governo. “Raggi infuriata con il governo:”Trovano 20 miliardi per le banche e qui la gente muore di freddo””: questo il titolo.

Alla lista aggiungiamo anche “Pazzo web 5 stelle”, una pagina fan da 30mila follower, che ha un blog correlato. Anche qui la linea politica è chiara: “Banche in paradiso, contribuenti all’inferno: salvate dallo Stato eludono il fisco. Parliamo di soldi pubblici ed i media ti raccontano delle vacanze di Grillo (con i suoi soldi)”, post pubblicato il 6 gennaio. Tra l’altro, questo titolo ci permette di sottolineare un altro aspetto della galassia grillina (più o meno uffficiale): i media “ti raccontano” di altro, per distrarti – è il ragionamento – dalle cose davvero importanti. Solo noi ti diamo le notizie vere (è il sottinteso). Le fonti da cui Pazzo web 5 Stelle trae spunto? Spesso i giornali ufficiali (Il Fatto Quotidiano su tutti, ma anche Libero e L’Espresso), l’immancabile blog di Grillo. Ma soprattutto: Italia in Movimento.

Italia in Movimento – che suggerisce la propria affiliazione politica già nel nome – ha una pagina di circa 6mila anime (dove in copertina campeggiano i big a 5 Stelle). Anche qui, i post sono a senso unico: i partiti (e i sindacati, e le banche, e via discorrendo) sono marci. Solo i movimenti popolari (come il M5S) possono salvare il Paese. A un’analisi più attenta si rileva una tendenza politica più destrorsa. Qualche esempio:

  • VOI DATE SOLO NOTIZIE SPAZZATURA”: STREPITOSO TRUMP! IN DIRETTA S*UTTANA LA CNN ED I SUOI CORRISPONDENTI – VIDEO, pubblicato il 13 gennaio (update: nel frattempo alcuni dei link sono stati disattivati: ne resta traccia su Google). Qui non possiamo non ricordare l’uscita di Grillo, che parlava in questi termini dell’elezione di Trump: “Questa è la deflagrazione di un’epoca. È l’apocalisse dell’informazione, della televisione, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un vaffan**lo generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco”.
  • Su Italia in Movimento c’è anche una sezione dedicata specificamente all’immigrazione. Un esempio? “IL PAESE OSTAGGIO DEI PROFUGHI? TUTTI I GUADAGNI DELLE COOP CHE LA TV NON TI RACCONTA”, pubblicato l’11 dicembre 2016.
  • Ulivi da abbattere in Puglia? Era tutta una truffa: 10 indagati, c’è anche commissario straordinario ..”. In questo caso si tratta di un titolo evidentemente bufalaro: nell’articolo originale (copiato dal Fatto Quotidiano), non si fa riferimento ad alcuna truffa. I reati contestati – per cui ci sono solo indagati – “vanno dalla diffusione colposa di una malattia delle piante alla distruzione o deturpamento di bellezze naturali”.

C’è poi L’attivista a 5 Stelle (https://attivistainfo.blogspot.it/), con i suoi 50mila follower. Anche in questo caso, le notizie sono spesso le stesse, o molto simili, rispetto a quelle di Italiani in Movimento. Ecco un esempio, a poche ore di distanza:

Titolo Raggi

Questi titoli praticamente identici, a distanza di un giorno, sono tratti da L’attivista (il primo) e da Italiani in Movimento (il secondo).

Gli esempi si sprecano. C’è il blog di Un Mondo a 5 Stelle (http://unmondo5stelle.altervista.org/), che rimanda alla Pagina Facebook “In*azzati contro la Casta” che conta quasi 120mila follower. C’è un’altra fanpage chiamata “Parlamento Cinquestelle”, dove si superano i 100mila, che condivide i post di un altro blog, L’Onesto, molto vicino alle posizioni grilline. Anche un altro blog, “M5S News”, rimanda alla pagina Facebook de “L’Onesto”.

Insomma, questa galassia “ufficiosa” dà tutta l’aria di essere un mondo organizzato, anche se solo artigianalmente: continui rimandi tra le notizie, temi molto simili tra di loro, stile affine con titoli urlati, argomenti rilanciati sui social con eccessiva semplificazione, retorica da “noi vi diciamo la verità, i media vi ingannano”. Potrebbe essere un caso, ovviamente.

Ci sono infine i gruppi su Facebook: Noi siamo Grillini (quasi 60mila membri), Movimento 5 Stelle (35mila membri), Fan Club Alessandro Di Battista Luigi Di Maio (25mila).

Il metodo del Network: bufale, esagerazioni, clickbait (anche sui morti)

Come abbiamo spiegato, non c’è nulla di illegale, o irregolare. Un network di blog e profili social è semplicemente una community, più o meno gestita dall’alto, più o meno condizionata dagli utenti dal basso. Quello che stupisce, però, sono il tipo di notizie che questa Rete diffonde costantemente. E la retorica – urlata e scandalizzata – con cui vengono spesso condivise.

Il primo punto che accomuna la Rete è sicuramente il rigetto di tutto quanto è mainstream.

Le bufale del mainstream che hanno prodotto milioni di morti”, leggiamo il 7 gennaio sul Blog delle Stelle. “Qui è raccontata la vera situazione di questo ospedale. Leggila e falla leggere ai tuoi amici”, leggiamo ancora sulla pagina ufficiale di Grillo (con rilancio sulla fanpage del Movimento), l’11 gennaio. Tutto in maiuscolo, of course. “I giornali e le fake news sull’attentato di Berlino. Ecco cosa hanno scritto. E adesso?”, ancora leggiamo sulle pagine ufficiali, con la solita enfasi.

La linea sembra essere trasmettere un messaggio molto chiaro: qualcuno (il governo, i poteri forti, il mainstream, i partiti, la casta, e così via) vi nasconde qualcosa. Noi soli – noi unici – vi diciamo la verità. Sembra riecheggiare le parole di Donald Trump, che in campagna elettorale sosteneva: “I Alon Can Fix It”, io da solo posso aggiustare le cose.

L’enfasi viene poi posta anche su questioni marginali, per spingere gli utenti a cliccare. Una semplice chiacchierata di Di Battista con i giornalisti, diventa quasi un sequestro di persona:

In questo caso, si parla invece di “Aumenti a raffica!”, ponendo un’enfasi eccessiva sul titolo. Andando al contenuto della notizia, si scopre un rincaro medio dello 0,77%.

Immancabile, anche in questi ultimi due casi analizzati, il cosiddetto clickbait: ti lascio intuire qualcosa, ma non ti svelo completamente il contenuto nel titolo, per invitarti a cliccare. La pratica deriva da un termine composto inglese, costituito dalle parole click e bait, che vuol dire esca. Un titolo che adesca l’attenzione è il sale del giornalismo da secoli. Però la tendenza sui social diventa preoccupante, e di dubbio gusto. È il caso di TzeTze, alfiere del clickbait su Facebook. Ecco alcuni esempi, che riguardano anche eventi luttuosi o catastrofici (come un attentato terrorista):

Ma alla pratica non sfuggono i canali ufficiali. Ecco cosa abbiamo visto sulla pagina di Beppe Grillo in occasione dell’anniversario della Strage di Capaci, nel maggio 2016:

La “notizia” – un’intervista a Giuseppe Costanza, autista di Giovanni Falcone – è completamente assente dal post su Facebook. L’evento, inoltre, sembra essere collocato temporalmente nel presente, per aumentare il senso di allarme da comunicare ai follower.

Sensazionalismo e faciloneria portano anche alla condivisione di notizie in contraddizione tra di loro. È il caso del crac del Monte dei Paschi di Siena e del successivo salvataggio. Su La Cosa compaiono due diversi link, a pochi giorni di distanza, sui costi che il salvataggio porterà alle “tasche degli italiani” (anche se indirettamente). Il risultato è questo:

La Cosa

Ci sono infine le vere e proprie bufale. Abbiamo accennato a quello su Politico in apertura, ma la pratica sembra andare oltre il singolo episodio.

Qualcuno ricorderà per esempio questo titolo, sempre del blog di Grillo, del 30 dicembre 2015: “Financial Times: “Il Movimento 5 Stelle è maturo per il governo”. In realtà, il quotidiano britannico parlava di come of age, un’espressione utilizzata per il passaggio legale dall’adolescenza all’età adulta: una maturazione, insomma. O anche si può riferire al successo di una nuova idea che comincia a prendere piede. Nulla a che vedere con una sorta di endorsement paventato dal titolo grillino.

Anche La Fucina scivola sulle bufale. Ecco un esempio. Il 20 gennaio del 2016, sempre a firma Giuseppe Di Bella, compare un post dal titolo “Gli studi che danno ragione a Di Bella”. Si tratta della riproposizione di un post sul blog de Il Giornale (alla faccia dell’indipendenza dai media tradizionali) scritto da Gioia Locati.

La Fucina

Da notare anche la portata che il pezzo ha avuto online: al 13 gennaio 2017 (momento in cui è stato effettuato lo screenshot), sono 12mila le visualizzazioni e più di 4mila le interazioni sui social.

Peccato che l’analisi di Bufale.net, seguito e accurato portale di fact-checking, riveli la completa falsità del titolo. Nell’articolo infatti si cita uno studio pubblicato sul portale Hindawi.com, che non cita nemmeno lontanamente il metodo Di Bella.

Il sistema delle bufale funziona molto con le citazioni. Questa è una frase attribuita a Livia Turco, prima da Giulia Sarti e poi ripresa da TzeTze:

Turco

Si fa riferimento alla partecipazione di Turco a L’Aria che tira del 5 giugno 2014, su La7. Ma la citazione è completamente stravolta: «Io l’ho già detto una volta qui, e lo ribadisco: non posso dimenticare che nella mia esperienza di Ministro della sanità, tante volte, nel rapporto con il cittadino, mi sono sentita Alice nel paese delle meraviglie semplicemente perché, di fronte alla richiesta da parte dei cittadini di bypassare una lista d’attesa, di accedere ad un concorso. Io rispondevo NO, ci sono le regole».

Una curiosa sintonia con alcuni siti – palesemente bufalari, che però si spacciano per ‘satirici’ – che sono soliti attribuire false dichiarazioni per acchiappare clic e rendere virali i propri link. È successo poco tempo fa, con il sedicente “Libero Giornale”, che attribuiva a Paolo Gentiloni, appena nominato Primo Ministro, questa dichiarazione: “Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”.

La ‘notizia’ è ancora lì, malgrado l’assoluta falsità. E il contatore delle interazioni su Facebook continua a salire: sono 51mila, secondo l’apposito widget presente sul sito (http://www.liberogiornale.com/gentiloni-choc-gli-italiani-facciano-sacrifici/).

Chi ci crede? Il ruolo di pagine e blog di informazione “alternativa”

Lo strumento retorico di blog, portali e pagine Facebook, di usare continuamente il tema della ‘controinformazione’ (“Quello che i giornali non vi dicono”, “Le informazioni che la televisione vi nasconde”, “Le bufale del mainstream”), puntano più o meno inconsapevolmente a un preciso target. Lo dice una ricerca che ha analizzato il comportamento di 2.3 milioni di individui su Facebook, nella fruizione delle informazioni. Lo studio è stato condotto durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013. I risultati sono stati pubblicati nell’ottobre del 2015.

I ricercatori partono dal presupposto che il World Economic Forum ha, nel 2013, indicato nella “massiva disinformazione digitale” uno dei rischi principali delle società moderne:

«Le informazioni false sono particolarmente pervasive sui social media, incoraggiando a volte una sorta di “credulità collettiva”», scrivono nell’introduzione.

Gli studiosi hanno analizzato tre tipi di Pagine e Gruppi su Facebook:

  1. Fonti di informazione “alternativa”, cioè quelle pagine che diffondono notizie e argomenti di cui la scienza ufficiale e i media mainstream non parlano;
  2. Pagine di attivismo politico online, di varia natura, ma che in ogni caso rappresentano una forma alternativa alla politica considerata ufficiale: c’è per esempio “Incaz*ati contro la casta”, la pagina ufficiale “Beppe Grillo”, ma anche “Vota Casa Pound” e “Forza Nuova”.
  3. Pagine di giornali “tradizionali”, di diverso orientamento: c’è il Manifesto e il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Repubblica e così via.

A questi va aggiunto un gruppo distinto di “troll”, account falsi che costruiscono pagine Facebook che stanno a metà tra l’attivismo politico e le fonti di informazione alternativa.

Innanzitutto, lo studio ha analizzato i livelli di attenzione degli utenti alle 3 diverse fonti individuate. Un livello di attenzione misurato attraverso il numero di interazioni con i diversi post (commenti, mi piace e mi piace ai commenti).

L’analisi non ha rilevato differenze significative tra i post giornalistici tradizionali e i meme e i link di controinformazione:

«Gli schemi dell’attenzione che incontrano i diversi contenuti, sono similari malgrado la differente natura qualitativa dell’informazione: ciò significa che le affermazioni senza fondamento riecheggiano per lo stesso periodo delle informazioni più verificate».

Ricerca 1

Per comprendere meglio il fenomeno della diffusione delle notizie false o ingannevoli, i ricercatori hanno poi misurato le reazioni degli utenti a 2788 informazioni false pubblicate da una pagina troll che promuove una versione caricaturale delle notizie ufficiali e dei profili concentrati sull’attivismo politico.

Tra gli esempi citati, quello eclatante del senatore Cirenga. La pagina troll ha pubblicato tale bufala, attraverso un’immagine:

«Ieri il Senato della repubblica ha approvato con 257 voti a favore e 165 astenuti il disegno di legge del Senatore Cirenga che prevede la nascita del fondo per i “Parlamentari in crisi” creato in vista dell’imminente fine legislatura. Questo fondo prevede lo stanziamento di 134 miliardi di euro da destinarsi a tutti i deputati che non troveranno lavoro nell’anno successivo alla fine del mandato».

Senza fare particolari indagini, è evidente come il testo contenga almeno 4 informazioni false:

  • Il nome dell’inesistente senatore Cirenga
  • Il numero di senatori (troppi)
  • L’eccessiva cifra stanziata, che rappresenta il 10% del Pil italiano
  • La legge di cui, ovviamente, non c’è traccia sui portali ufficiali del Parlamento

Una bufala che ha ricevuto 35mila condivisioni in meno di un mese.

Si tratta di «un esempio lampante dell’effetto su vasta scala della diffusione della disinformazione sul processo di formazione delle opinioni», spiegano i ricercatori.

Dall’analisi del comportamento degli utenti con questo tipo di post, gli studiosi hanno concluso che sono più sensibili alle informazioni false proprio coloro che interagiscono più spesso con i post dalle pagine di informazione alternativa.

Gli utenti che rifiutano le notizie dei media mainstream sono quindi più disposti a credere alle bufale online. Perché? Probabilmente perché ritengono che giornali e tv ufficiali siano in qualche modo manipolati da entità superiori (il governo, l’Europa, le banche e così via). Ed ecco perché le loro informazioni non sono affidabili, né neutrali.

Ricerca 2

Per maggiori informazioni sui risultati e la metodologia dello studio, clicca qui: https://www.imtlucca.it/news-events/events/job-market-seminars/file/6.pdf

Cosa c’entra la propaganda russa

Alberto Nardelli e Craig Silverman, su BuzzFeed, hanno realizzato un’inchiesta sulla galassia a 5 Stelle intitolata in maniera nemmeno tanto velata “Movimento Cinque Stelle Primo In Europa A Diffondere Notizie False E Propaganda Russa”.

Oltre a sottolineare l’enfasi sulle notizie e la condivisione di vere e proprie bufale, si sottolinea la predilezione di TzeTze per una particolare fonte di informazione. Si chiama Sputnik (https://sputniknews.com/). Nato nel 2014, è un vero e proprio network di media: 30 redazioni in tutto il mondo, magazine online, trasmissioni radio, centri stampa e social network. Ha anche un’edizione italiana (https://it.sputniknews.com/). Si tratta di un’iniziativa – nemmeno celata – di propaganda per conto del governo e delle istituzioni russe. L’obiettivo dell’iniziativa è infatti di “difendere l’immagine e gli interessi del Cremlino” e creare “una voce alternativa all’occidente” e combattere la “propaganda occidentale”. Rossana Miranda su Formiche l’ha definito il “sito di propaganda di Vladimir Putin”.

Facendo una ricerca sul sito della Casaleggio, con il termine “sputnik” compaiono 88 risultati (su Google, con la query ‘site:tzetze.it Sputnik’, ne compaiono 180).

Ecco alcune delle notizie riportate da TzeTze che hanno come fonte il portale del Cremlino:

  • Gli Usa finanziano il traffico di migranti verso l’Italia?
  • Addio Unione europea?
  • Gli Usa si preparano alla guerra, bisogna fermarli
  • Ecco perché Putin è il numero uno
  • In Siria la Russia fa pulizia di terroristi con risultati soddisfacenti”
  • Gli S-300 russi in Iran: garanzia di sicurezza nella regione

In un post a firma “M5S Camera e Senato” e intitolato “L’inchiesta di Buzzfeed è una fake news”, il Movimento ha risposto alle accuse direttamente dal Blog delle Stelle:

«Gli eletti del M5S negli ultimi mesi hanno incontrato centinaia di figure istituzionali di paesi stranieri, tra cui quello russo, sia La Stampa sia Buzzfeed hanno omesso questo piccolo particolare. Le accuse di fare propaganda pro Cremlino o di diffondere notizie false è ridicola. In Italia i produttori di bufale sono i giornali tradizionali e l’unica propaganda che fanno è quella pro Renzi e pro Pd».

La struttura “delta”: chi si occupa della Rete a 5 Stelle online?

Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa, chiama “struttura delta della Casaleggio”, una sorta di staff nello staff nell’azienda fondata da Gianroberto Casaleggio. Forse il nome affibbiato è semplicemente dettato da un vezzo giornalistico: la tendenza cioè a vedere strutture organizzative opache anche quando non ci sono. I professionisti che gestiscono la rete a 5 Stelle online non si nascondono (basta dare un occhio ai profili di LinkedIn).

Tra i principali, c’è Pietro Francesco Dettori, consulente per la Casaleggio già nel 2011, viene poi assunto come Social Media Manager per quasi 4 anni, dal luglio 2012 al maggio 2016. Successivamente, diventa Responsabile Editoriale di Rousseau, l’associazione che gestisce gli strumenti di democrazia diretta, il Sistema Operativo del Movimento 5 Stelle, e quelli di organizzazione online.

Biagio Simonetta si occupa invece della creazione di contenuti. Autore di romanzi e saggi (nel 2013 pubblica con Il Saggiatore “I padroni della crisi”), si occupa da sempre di organizzazioni criminali, crimini ambientali, espansione delle mafie al Nord. Ha collaborato con Il Sole 24 Ore. Compare oggi nella pagina web dedicata alla redazione de La Fucina. Secondo Salvatore Merlo, collaboratore del Foglio, sarebbe anche il compilatore dei contenuti di TzeTze.

C’è poi Cristina Belotti, che si sarebbe occupata sinora de La Cosa e che è stata recentemente nominata responsabile della Comunicazione del Movimento 5 Stelle nel Parlamento Europeo. Prima di approdare alla Casaleggio, Belotti sarebbe cresciuta nel centrodestra milanese, alla scuola di Paolo Del Debbio: faceva parte della redazione del suo programma.

A tirare le fila c’è ovviamente Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto, da cui ha ereditato lo scettro dell’azienda, alla morte. Davide non sarebbe semplicemente un “tecnico”, un professionista che si tiene a distanza dalla linea politica del Movimento. Secondo Marco Canestrari, programmatore informatico ed ex collaboratore della Casaleggio Associati, sarebbe il vero uomo forte della formazione politica fondata da Grillo.

«Al Movimento piace far apparire Davide Casaleggio come un tecnico che si occupa solo del portale. È falso: chi gestisce i dati della piattaforma Rousseau, e Davide è presidente dell’omonima associazione da lui fondata, ha a disposizione un patrimonio di informazioni preziosissimo e unico. Questo gli consente di avere un potere contrattuale che nessun altro, nel Movimento, ha né avrà mai. Nemmeno Grillo», ha dichiarato Canestrari in un’intervista.

 

Niente di tutto quello che abbiamo raccontato è tecnicamente illegale (a parte forse qualche possibile accusa di diffamazione), ma quanto abbiamo illustrato espone ancora una volta il problema della credibilità dei cosiddetti controllori. Può una forza politica (e quindi legittimamente di parte), arrogarsi il diritto alla verità? Può farlo quando dimostra una certa liaison con la propaganda di un Paese palesemente contrario agli interessi del mondo “occidentale”? Qual è la verità che ci racconta il Movimento? Sempre quella che fa più comodo ai suoi interessi, ovviamente.

Foto in evidenza: Niccolò Caranti

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