#ComunicoBene, la nuova campagna di Ferpi che riflette sulla buona comunicazione

"C'è un vuoto normativo negli uffici stampa", secondo l'Ordine dei Giornalisti. La risposta del Pier Donato Vercellone di Ferpi
pier donato vercellone ferpi

Negli uffici stampa dovrebbero lavorare solo iscritti all’Ordine dei Giornalisti. Questa è la dichiarazione dell’Ordine che in queste ore ha aperto un dibattito sulla Rete. La risposta di Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche italiana, non si è fatta attendere. Il Presidente Pier Donato Vercellone, pur riconoscendo illegittima e anacronistica la denuncia, che ha segnalato un presunto vuoto normativo all’interno degli uffici stampa privati, apre a un dialogo costruttivo.

Il lancio della campagna #ComunicoBene serve proprio a questo scopo con un primo incontro che si terrà a Venezia a maggio, per creare una piattaforma di discussione aperta con proposte e iniziative da tutti gli attori della comunicazione.

«Comunicare bene non è una questione di ordine»

Pier Donato Vercellone replica all’Ordine dei giornalisti sul sito ufficiale di Ferpi. Il Presidente precisa, innanzitutto, cosa bisogna intendere per buona comunicazione, a suo modo di vedere, e come questa non abbia alcuna relazione con gli ordini professionali: «Certamente non può essere l’appartenenza a qualsivoglia ordine professionale a fare realmente la differenza o piuttosto a definire gli standard di qualità e competenza: il giornalismo rimane qualcosa di profondamente diverso dalla comunicazione aziendale, nonostante sovente ambedue utilizzino gli stessi strumenti tecnici e canali, in un ambito che progressivamente sta attivando meccanismi di disintermediazione comunicativa».

 «Non c’è un vuoto normativo»

Nel suo intervento Vercellone evidenzia che non è corretto parlare di vuoto normativo. E fa riferimento a una legge recente (4/2013) nella qualealla configurazione delle attività professionali basate su ordini e albi esclusivi, ha affiancato una struttura più moderna imperniata sul sistema delle associazioni riconosciute, come Ferpi, per esempio. Associazione di cui il Presidente ribadisce gli obiettivi: «Ferpi, espressione dei comunicatori professionisti, ha l’obiettivo di valorizzare le competenze degli iscritti, di garantire il rispetto delle regole deontologiche, di agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza».

Comunicatori e giornalisti due ruoli distinti

 La querelle nasce anche dal bisogno di stabilire quali sono i “terreni” in cui giocano la loro “partita” il comunicatore e i giornalisti. Due ruoli distinti anche se la destrutturazione dell’informazione avvenuta sulla Rete li ha in parte accomunati.

Al di là delle rispettive funzioni, ciò che conta per Vercellone è la qualità del contenuto che può nascere solo da un percorso di formazione professionale: «Ferpi per obbligo statutario e nel rispetto dei requisiti governativi che regolano le professioni non ordinistiche eroga e obbliga i suoi Soci a corsi di qualificazione e perfezionamento professionale. E non solo: le nostre due qualificate Commissioni statutarie (CASP e CAV) si dedicano rispettivamente alla formazione e all’aggiornamento».

L’apertura al dialogo

Vercellone ammette che la prima reazione alla notizia della denuncia dell’Ordine è stata quella più battagliera, “ma come si permettono”... Poi ha prevalso in lui e nell’associazione l’apertura al dialogo e al confronto. Da qui è nata l’idea di un tavolo che si aprirà a Venezia a Maggio che poi vedrà altre tappe come quella di Milano, prevista in autunno: «Vogliamo ricostituire un tavolo di confronto con tutti gli operatori di settore, le Associazioni di categoria, l’Ordine dei Giornalisti, i professionisti, soci o non soci Ferpi, e tutte le altre entità che hanno a cuore il benessere comunicativo», conclude.

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