Il crowdfunding in Italia arriva anche al cinema

Il film “Che vuoi che sia” di Edoardo Leo si ispira al mondo del crowdfuding, delle startup e del digital
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Il 9 novembre nelle sale di tutta Italia ha fatto il suo debutto “Cosa vuoi che sia”, un film scritto e diretto da Edoardo Leo. Una commedia molto gradevole e divertente dove si evincono tutte le potenzialità del digital e quanto questo si intrecci e condizioni la quotidianità. Il protagonista Claudio, un ingegnere precario, ha un’idea per un app ma non ha soldi per svilupparla. Si mette in cerca di finanziatori e trova qualcuno interessato alla sua idea e che gli lancia la proposta: il crowdfunding.

L’aspirante Startupper scopre il crowdfunding in Italia

Se Claudio avesse raccolto 20.000 euro grazie a una campagna, il finanziatore sarebbe subentrato nell’affare. Peccato che non avesse né idea di cosa fosse, né alcuna fiducia che potesse funzionare il crowdfunding in Italia. Refrattario a tutto ciò che è digital (si rifiuta con convinzione anche di farsi un selfie),  realizza un video mediocre (e sappiamo bene quanto sia invece fondamentale che il video colpisca gli utenti, fino a emozionarli) e in due settimane raccoglie poco più di 80 euro. Finché, ubriaco e preso dallo sconforto (ormai convinto che questa “americanata” del crowdfunding in Italia non va), posta un video provocatorio. Promette di realizzare e condividere un video hard di lui e la sua compagna, se il popolo di internet l’avesse aiutato a raggiungere gli agognati 20.000. La sua sfida è stata accettata.

Il video, inserito nella campagna di crowdfunding, diventa virale. In poche settimane raggiunge le soglie dei 250.000 euro, con lo stupore dell’aspirante startupper, che mai avrebbe creduto che le persone davvero fossero disposte a fare donazioni online per la realizzazione di un progetto.

Al di là delle riflessioni etiche che pervadono la trama, sul fatto che sia giusto o meno mettere in vendita la propria intimità, ciò che è interessante è il ruolo che il digital ha ormai nelle nostre vite. Il protagonista, refrattario ai media e all’hitech, si scopre un pesce fuor d’acqua, in un mondo che ormai viaggia a una velocità diversa dalla sua.

 

La presenza social in un mondo digital è scontata e vitale

Il film mostra Claudio alla continua scoperta di quanto i social influenzino le relazioni interpersonali. A partire dal finanziatore, che prima di riceverlo a colloquio ha cercato informazioni su di lui sulla sua pagina Facebook (e lo rimprovera per non avere una foto profilo), oppure un suo cliente che gli chiede un appuntamento su tre social media diversi (invece della classica telefonata), o gli adolescenti che sul bus si fanno selfie con Snapchat (di cui non conosce nient’altro che il nome) e proprio non ne capisce il senso.

Click baiting, meme satirici e remixaggio dei video, condiscono un unico e semplice concetto: se hai un’idea nuova, e sai proporla in modo originale, il crowdfunding ti premia, finanche con una donazione di 250.000 euro. Ora la scelta di un video hard è un’estremizzazione funzionale ai fini della trama. Ma nella vita reale fioccano gli esempi di startup che hanno ottenuto finanziamenti importanti perché sono riuscite a metter in piedi delle campagne di successo che li hanno distinti dalla massa. La risposta alla domanda iniziale di Claudio è dunque sì, il crowdfunding, se sai come farlo, funziona anche in Italia.

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E-life
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