Il deputato Di Maio ci spiega i principali errori dei politici sui social

Giornalista, editore e politico, fa un'analisi di come la politica comunica sui social media
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Giornalista, editore (ha fondato il primo quotidiano online della Romagna), Marco Di Maio oggi è deputato nelle fila del PD. Esperto di comunicazione  ci aiuta a fare un’analisi su come la politica oggi comunica sui social media, quali sono gli errori che commette e come si potrebbe rimediare:  «I social hanno contribuito all’estrema polarizzazione del messaggio politico. È ora di tornare a parlare di contenuti, di se stessi e non degli altri», spiega a SocialCom.

I social si sostituiscono a quella che una volta era la “piazza”. Quanto c’è di vero?

«I social hanno portato a un’estrema semplificazione del messaggio, a quella che è la disintermediazione tra politico e il suo elettorato. Ciò premesso, pensare di arrivare all’elettore, bypassando la piazza, il rapporto diretto con le persone, i media tradizionali, è un’illusione. Come è sbagliato pensare che da una personalizzazione del messaggio politico si possa arrivare ad un consenso che vada oltre l’immediato, che sia duraturo».

La semplificazione del messaggio è uno degli aspetti del problema. L’altra sono i processi che hanno favorito la polarizzazione delle opinioni. Come giudichi questa questione?

«Che la polarizzazione è l’opposto della politica che dovrebbe, invece, essere proprio l’arte della mediazione tra posizioni diverse per garantire il bene comune. È chiaro che i social hanno esacerbato la differenza tra chi la pensa in un modo e chi in un altro, creando un clima che ha reso difficile la collaborazione tra parti contrapposte, tacciata spesso di “inciucio” o altri epiteti negativi. Ed è forse questa una delle maggiori influenze che hanno avuto i social sul nostro dibattito politico».

Informazione politica e mondo delle fake news, un tema che abbiamo trattato spesso. Qual è la soluzione per fare pulizia nella Rete?

«La pulizia la si fa partendo dalla consapevolezza del problema e mi sembra che dopo l’elezione di Donald Trump il tema delle bufale sia molto dibattuto a livello nazionale e globale. La questione è delicata, i social hanno rivoluzionato il concetto di autorevolezza della fonte, mentre le fake news hanno cambiato le opinioni di tanti. Basta andare sulle bacheche dei propri amici per capire come molte delle loro argomentazioni sono frutto delle notizie bufala. Come se ne esce? Con l’educazione, ridando dignità a tutte quelle istituzioni (dalla scuola alla parrocchia, dall’attività sportiva all’impegno civico, anche nei partiti politici) che contribuiscono alla formazione di uno spirito critico del cittadino».

Quali sono i limiti della comunicazione politica sui social media?

«Il problema di molti partiti è che si adattano alla comunicazione degli altri. Il Movimento 5 Stelle ha portato un nuovo modo di parlare di politica sul web, mettendo in primo piano conflitto e contrasto. E gli altri sono scesi sullo stesso terreno, sul quale non possono che perdere, invece di cercare una comunicazione più positiva, più concreta. Che parla di loro stessi, senza la necessità di attaccare continuamente gli altri per legittimarsi: in questo modo legittimi il tuo avversario, non te stesso».

Qual è la sfida del comunicatore politico oggi?

«Quella di riuscire a trovare il modo giusto per dosare i due aspetti. Quello cioè di spingere sulla polemica politica, laddove necessario anche per “smontare” le false informazioni che vengono diffuse. E poi proporre idee, iniziative, proposte. Proprio trovare un equilibro tra queste due necessità diventa decisivo».

Qual è il maggiore errore del PD sui social (il suo epic fail)?

«Forse l’eccessiva personalizzazione del messaggio, quello che poi si è visto nell’ultimo referendum. Non può essere una sola persona a rappresentare un’idea che ha l’ambizione di essere maggioritaria in un Paese così articolato come l’Italia. Credo serva trovare una propria strada, senza rincorrere eccessivamente la comunicazione degli altri».

Come vedi il futuro della comunicazione politica sui social?

«Probabilmente giungerà a una sorta di maggiore regolamentazione per “difendersi’ dalle fake news e spero che torni centrale la qualità dell’informazione a scapito della quantità di click. Forse è questo il compito maggiore che l’esplosione dei social consegna al comunicatore politica. Una fase-due dove il miglioramento qualitativo del dibattito politico si accompagna all’innalzamento della qualità dell’informazione».

 

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