Digital Divide: la situazione in Italia

Poco meno del 50% degli italiani ha competenze digitali di base. La media europea è al 59%
Esiste ancora in Italia un problema di digital divide? Ecco le statistiche

Il digital divide, il divario di accesso alle tecnologie dell’informazione, è ancora un problema pressante in Italia. La diffusione e la velocità della banda larga sono tra le più basse d’Europa, così come le competenze digitali dei cittadini. Un gap che ci costa due punti di Pil ogni anno.

Digital divide: velocità e diffusione della banda larga

In Corea del Sud, leader mondiale, la velocità media di connessione è di 20,5 megabit. La Svezia, che ha il primato europeo, arriva fino a 17,4 mega. L’Italia è ferma a 5,4.

La diffusione, anche se in aumento, non va molto meglio.

L’indice DESI (Digital Economy and Society Index), uno strumento europeo di valutazione delle performance digitali, colloca il nostro Paese 25esimo sui 28 dell’UE. Secondo quest’indice, la copertura delle reti NGA (Next Generation Access) tra le famiglie italiane è passata dal 36 al 44% tra il 2014 e il 2015. Le stime Agcom sono un po’ più ottimiste, indicando al 57,7% la penetrazione della banda larga tra le famiglie italiane, il 24,49% della popolazione (dati 2015). Gli abbonamenti su rete fissa sono aumentati del 3% rispetto al 2014, attestandosi sui circa 15 milioni. La consistenza media annua dei collegamenti broadband che superano i 10 Mbps è passata dal 19,2% al 24,9 nel corso del 2015.

Sul fronte dell’ultrabroadband, la banda larga ultra veloce, la diffusione si ferma al 5,4/5,5% del totale delle famiglie.

Digital divide: fattori demografici

Secondo alcune stime, il 47% della popolazione italiana ha competenze digitali di base. La media europea è al 59%. Poco meno del 30% ha invece conoscenze superiori alle minime.
Il 37% degli italiani non usa Internet in maniera regolare e sono comunque in pochi a svolgere attività complesse online. In termini di propensione all’utilizzo del mezzo, l’Italia è ulteriormente scesa in classifica rispetto all’anno precedente, registrando il punteggio europeo più basso nel DESI.

A caratterizzare il digital divide ci sono fattori anagrafici come l’età e il livello d’istruzione.

Due i dati particolarmente interessanti:

  • Nell’88% delle famiglie con almeno un minorenne, esiste una connessione a banda larga (fissa e mobile). Tra le famiglie con over65, la diffusione si ferma al 18%.
  • Tra le famiglie con almeno un laureato, la diffusione arriva all’89,4%. Se tra i componenti invece la licenza media è il titolo più elevato, la percentuale scende al 51,7%.

Digital divide: le aziende online

I numeri sembrano meno impietosi sul fronte delle performance digitali in azienda.
Il 94,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha una connessione a banda larga, fissa o mobile. Nell’UE 28, nel 2014 (ultimo rilevamento disponibile), la percentuale era al 97%.

Il 70,7% delle aziende italiane aveva un sito web nel 2015, in leggera crescita sul 69% dell’anno precedente (dati Istat). Nel 2014, il 74% delle imprese europee aveva un portale aziendale.

Sono 16mila le aziende italiane a vendere tramite il commercio elettronico. Tra il 2009 e il 2015, la crescita dei dettaglianti italiani online è stata pari al +151,6%. Una delle poche eccezioni positive nell’indice DESI, riguarda le PMI: l’ecommerce ha generato l’8,2% del fatturato delle piccole e medie imprese.

C’è però ancora molto da fare.

Secondo Confindustria Giovani, il ritardo digitale in Italia vale circa 2 punti di Pil in termini di mancata crescita, con 700mila posti di lavoro in meno. Anche il settore pubblico dovrebbe fare di più. L’Italia investe nel digitale il 4,7% del Pil, contro una media europea del 6,4%.

Foto: Cornellanense

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