Fake news: l’ultima mossa di Facebook per fermarle

Zuck e soci pare vogliano contrastare la diffusione di bufale sui social. Ma i dubbi permangono
Fake news Facebook

Come Twitter, anche Facebook sembra aver abbandonato definitivamente una certa ritrosia nel considerarsi una media company a tutti gli effetti. Ieri infatti ha lanciato il suo Journalism Project, una sorta di progetto giornalistico:

«Sappiamo bene che per la nostra community è importante condividere e discutere idee e notizie. E noi ci teniamo molto ad assicurare un ambiente in cui le notizie e il giornalismo sano possano prosperare».

Così scrive Fidji Simo, Direttore del Prodotto dell’azienda di Menlo Park, nel post che annuncia i cambiamenti. Ecco tutte le novità.

The Facebook Journalism Project

Il Progetto non prevede in realtà modifiche concrete al funzionamento del social. Almeno per ora. Facebook vuole avviare una collaborazione più intensa con il mondo del giornalismo, per migliorare il proprio servizio nel mondo delle news.

Il Journalism Project prevederà quindi:

  • L’avvio di una più intensa collaborazione con le news organization (giornali, tv, siti di notizie, media company) con l’obiettivo di sviluppare nuovi servizi e migliorare quelli già presenti. In questa fase si lavorerà a un nuovo “format per storytelling“, che servirà per presentare ‘pacchetti’ di notizie in maniera innovativa. Si punta inoltre a sviluppare i format attuali, in particolare Facebook Live, 360 e Instant Articles.
  • Supporto ai media locali e indipendenti: Facebook lavorerà con loro per promuoverne al meglio i contenuti e capire “come le notizie locali possono comparire sul social“.
  • Facebook dedicherà degli Hackathon specifici alle aziende del settore giornalistico: gli ingegneri del social saranno a disposizione per risolvere problemi tecnici e trovare soluzioni innovative.
  • Facebook investirà in ricerche e progetti per promuovere una sorta di ‘alfabetizzazione’ alle notizie per gli utenti.
  • In partnership con il Poynter Institute, rinomata scuola di giornalismo della Florida, rilascerà l’Innovative Journalism Certificate, una sorta di curriculum certificato per giornalisti.
  • Il social di Mark Zuckerberg si occuperà anche di collaborare con giornali e tv per elaborare nuovi business model che consentano alle aziende editoriali di monetizzare dalla loro presenza social. Uno dei modelli perseguibili è l’introduzione degli spot commerciali durante i video (ve ne abbiamo parlato qui).
  • Cittadini e giornalisti che saranno testimoni oculari di eventi, e decideranno di condividere foto e video su Facebook, saranno aiutati dal social. Innanzitutto con la formazione: secondo quanto leggiamo nel post di Simo, Facebook fa parte del First Draft Partner Network, una coalizione di più di 80 publisher che fornisce una guida “pratica ed etica su come trovare, verificare e pubblicare contenuti che hanno come fonte i social“. Facebook inoltre intende creare una community per la verifica virtuale delle notizie postate dai testimoni oculari.

La battaglia (persa?) contro le fake news

Tra le nuove misure per contrastare le bufale, un tema su cui Zuck e soci sono stati molto sotto pressione negli ultimi mesi, Facebook lancia un programma di controllo, gestito insieme a terze parti che operano nel settore del fact checkingIn particolare, gli enti coinvolti dovranno aver sottoscritto i principi inseriti nel Codice Internazionale del Fact Checking di Poynter. Se a questo aggiungiamo l’alfabetizzazione alle news, il certificato di garanzia per i giornalisti e le nuove iniziative sui testimoni oculari, possiamo concludere che il social vuole dare almeno una parvenza di attivismo sul tema delle fake news.

Ma i dubbi permangono. Facebook è un’azienda privata, con interessi privati. Per quanto si apra a collaborazione con enti “terzi”, quanto possiamo davvero fidarci della sua imparzialità? A preoccupare sono in particolare gli attestati di affidabilità e le norme “etiche” insegnate ai giornalisti. Ancora una volta ci si muove sul pericoloso confine tra censura e affidabilità delle informazioni diffuse.

Dubitiamo che debba essere una multinazionale privata – per quanto ben intenzionata – a dover affidare patenti di corretto giornalismo. Cosa succederà se, come sembra, Mark Zuckerberg dovesse entrare in politica? Non sarebbe, il suo, un enorme conflitto d’interessi, dal momento che possiede una delle principali fonti d’informazione per milioni di persone?

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