Instagram previene i suicidi

Storie di persone che hanno superato il proprio autolesionismo attraverso i social: ma sono davvero efficaci?
Instagram

I social network possono salvare una vita? Proprio questa mattina vi abbiamo parlato della tragedia di una ragazza americana di 12 anni, che ha filmato il suo suicidio in diretta streaming. Un video che ha fatto il giro dei social (e che Facebook ci ha messo due settimane a rimuovere). La domanda che resta inevasa però è: si poteva fare qualcosa per intervenire in anticipo, evitare la tragedia?

Instagram ha realizzato una serie di strumenti che hanno proprio questo obiettivo. Il dibattito ora si sposta sull’efficacia di questo tipo di tool nel prevenire efficacemente episodi autolesionisti.

Gli strumenti di Instagram per prevenire i suicidi

Verso la fine dello scorso anno, Instagram ha annunciato una serie di nuovi strumenti di controllo per rendere il social “un posto accogliente per tutti. Sui commenti, per esempio, è già da tempo possibile filtrare determinate keyword. Lo step successivo è di disattivare completamente la possibilità di commentare un post.

Al controllo dei commenti, si è aggiunta la possibilità di segnalare in maniera anonima post che sembrano indicare la possibilità di episodi autolesionisti da parte degli altri utenti. Instagram è il primo social a prevedere una sezione apposita per le segnalazioni dei DCA, i Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, binge eating e così via).

Quando un follower segnala un post per timore di suicidi o altri danni auto-inflitti, vengono create due differenti finestre in pop-up. La prima per una generica segnalazione di possibili ferite auto-inflitte. La seconda specifica per DCA. In entrambi i casi, i dipendenti del social controllano e valutano il post alla ricerca di eventuali segnali di questo tipo. Quando ne trovano, contattano direttamente gli utenti in potenziale pericolo. A questi ultimi vengono consigliate una serie di azioni da compiere: “Parla con un amico”, per esempio. Oppure “Contatta una linea di aiuto telefonico”.

Ci sono poi consigli più specifici. Alle persone affette da DCA vengono mostrate una serie di immagini con delle frasi contenenti consigli o frasi motivazionali: la foto di un tramonto, per esempio, è accompagnata dal suggerimento “Fai 3 respiri profondi”. Due gatti alla finestra consigliano di “Invitare un amico al cinema”. E così via.

Il sistema si attiva anche in automatico. Termini come “anoressia”, “suicidio” e “tagliare”, innescheranno automaticamente l’invio di un messaggio.

“Salvate” da Instagram: le storie di Ashleigh e Hayley

Sono moltissimi i ragazzi e i giovani che documentano i propri problemi con le DCA attraverso i social. Solo su Instagram l’hashtag #anorexia è stato usato per circa 5 milioni di post e #suicide per circa 6 milioni. In alcuni casi, a facilitare il percorso di guarigione delle persone affette da disturbi alimentari è spesso la community stessa di Instagram, senza interventi “dall’alto”.

È la storia per esempio di Ashleigh Ponder. Nel settembre 2013, si iscrive a Instagram e comincia a raccontare i propri sforzi nel combattere l’anoressia. Ashleigh ha 14 anni e nel momento più grave del suo disturbo è arrivata a pesare 35 chili. Oggi ha 17 anni, pesa circa il doppio ed è diventata una influencer nel settore degli stili di vita corretti, l’alimentazione sana e l’esercizio fisico regolare. Oggi ha 24mila follower.

Una foto pubblicata da Ashleigh Ponder (@balancednotclean) in data:

 

Ashleigh ne è certa: Instagram è stato lo strumento che “più di ogni altro ha fatto la differenza” nel suo percorso di guarigione.

Una storia simile è quella di Hayley Kremer, oggi 22enne, che ha cominciato a lottare con il suo disturbo sin dalle scuole superiori. Raccontando la sua storia ad Atlantic, Hayley dà il merito della propria guarigione a professionisti, nutrizionisti e psicologi. Ma dà anche molta importanza al suo account Instagram, dove oggi ha quasi 19mila follower.

Una foto pubblicata da Hayls (@hayls_sprinklesofsunshine) in data:

 

 

Malgrado riconosca l’importanza del supporto di una community nel suo processo di guarigione, Hayley spiega che ci sono anche degli svantaggi conseguenti  alla continua esposizione sui social:

«Alcune ragazze si sentono quasi costrette a postare fotografie ogni giorno che ritraggono ciò che mangiano o il loro corpo. Sentire addosso questa pressione, quasi come un dovere, non è per niente salutare». Ecco perché, nell’autunno del 2014, Hayley ha deciso di prendersi un mese di pausa dalla piattaforma, per concentrarsi solo sul suo processo di guarigione.

Instagram è davvero efficace?

Alle storie positive di Ashleigh e Hayley, si contrappongono spesso racconti di segno decisamente opposto. La britannica Kerry Hooton, oggi 23enne, ha accusato i social media, in particolare Facebook e Instagram, di aver alimentato la sua anoressia. Kerry è arrivata ad assumere meno di 200 calorie al giorno. Perché? Per imitare le figure “perfette” che vedeva online.

«I social da soli non causano i disturbi dell’alimentazione: di questo siamo certi. Possono però amplificare molto il tipo di pensieri e comportamenti legati ad essi», ha spiegato Claire Mysko, membro della National Eating Disorder Association.

E quindi, i social possono aiutare o no a evitare le forme di danno auto-inflitto, tra cui i disturbi dell’alimentazione?

Contattata dalla Pbs, Janis Whitlock, direttrice del Programma di Ricerca sulle persone che hanno tendenze suicide e autolesioniste presso la Cornell University, ha spiegato che l’unica cosa chiara è che molte persone con questo tipo di disturbi si rivolgono spesso ai social per raccontare i propri problemi: «Sono pronte a svelare sui social cose che persino amici e familiari non conoscono». Il tentativo di Instagram di creare nuovi tool per prevenire ferite auto-inflitte è sicuramente da «applaudire: identificare e interagire con le persone che hanno un momento di crisi può fare la differenza. Gli autolesionisti, spesso, se riescono a rimandare l’urgenza di farsi del male per appena 15 minuti, riescono a respingerla del tutto».

Il problema si pone però con la reiterazione del messaggio, che potrebbe perdere di efficacia. Gli strumenti di Instagram, dunque, «potrebbero avere un picco di efficienza nel breve periodo, grazie all’effetto-novità». Ma cosa succederà dopo?

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