“La Stampa” ci casca: la bufala di Beatrice Di Maio “troll a 5 Stelle”

Chi è davvero Beatrice Di Maio? La verità sull'account accusato di essere il centro della 'cyber propaganda grillina'
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La notizia del giorno, sui social network e nel mondo tutto della politica, è la scoperta dell’identità segreta di Beatrice Di Maio, account Twitter balzato agli onori della cronaca negli ultimi giorni. La vicenda era scoppiata soprattutto in seguito alla denuncia per diffamazione che Luca Lotti, sottosegretario del governo Renzi con delega all’editoria, aveva inoltrato contro la Di Maio.

In seguito alla denuncia, si era molto favoleggiato di una “macchina del fango” via Twitter, con account falsi, che il Movimento 5 Stelle avrebbe messo in piedi contro l’esecutivo.

Oggi si scopre una realtà molto diversa.

La “propaganda” ingegnerizzata della rete grillina

Ricostruiamo brevemente la vicenda. Il giorno 16 Novembre, La Stampa di Torino pubblica un pezzo sulla ‘cyber propaganda M5S’, che userebbe algoritmi, false notizie e bufale per attaccare Palazzo Chigi.

Beatrice Di Maio – anche per l’ovvia assonanza del cognome con quello del vicepresidente della Camera Luigi – viene indicata come “account chiave” di questa macchina propagandistica.

L’account, che in tono satirico prendeva in giro le istituzioni, dal Governo per finire al Quirinale, aveva 14mila follower e circa 5mila tweet. Faceva anche insinuazioni pesanti su alcuni membri del Pd (la denuncia di Lotti è partita proprio perché veniva accostato al termine “mafiosi”). Dopo l’accaduto, l’account è stato rimosso.

L’account sarebbe stato, secondo La Stampa, il centro di un sistema organizzato, una “struttura” che lavora su Internet per conto del Movimento. Il compito? Far circolare notizie false e bufale per screditare il Governo. Una vera e propria macchina del fango, che legherebbe Beatrice Di Maio a tutta una serie di account falsi che rilanciano i suoi tweet:.

«Immaginate una mappa geografica: gli snodi (hub) sono le città e i villaggi, fortemente clusterizzati (aggregati a grappoli); i mediatori e soprattutto i connettori sono le strade. Naturalmente, una rete così recluta anche tanti attivisti reali, che non possono vedere l’architettura, assorbiti dalla pura gravità dei nodi centrali: la struttura si mimetizza con l’attività spontanea come un albero in una foresta. Eventuali falsi e calunnie, ovunque generate, si viralizzano, venendo spostati dal centro alla periferia, anonimizzati, quindi meno denunciabili», leggiamo ancora sulla Stampa. Una rete, dunque, di viralizzazione automatica che avrebbe legami persino con la Russia di Putin!

Secondo quanto concludeva il quotidiano, la Procura ora si trova a indagare su una presunta “centrale che gestisce materialmente questi account”.

Beatrice Di Maio: chi è davvero

Tutta questa storia è priva di alcun fondamento. O almeno: l’account di Beatrice Di Maio non è assolutamente coinvolto nella presunta cyber propaganda grillina, controllata da una “centrale” che fa capo a chi sa quale membro di spicco del Movimento.

Già il giorno dopo l’uscita del pezzo, lo stesso avvocato di Lotti, Alberto Bianchi, smentiva la Twitter-connection grillina. Si trattava, diceva, di una semplice denuncia per diffamazione, rivolta esclusivamente a Beatrice Di Maio. Non era ipotizzato alcun collegamento con altri soggetti, né centrali che muovono le fila nell’ombra, né contributi finanziari da qualcuno “dall’alto”.

Oggi arriva, poi, la notizia che dietro l’account c’è Tommasa Giovannoni Ottaviani, detta Titti. Moglie del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta.

Lo ha confessato lei stessa in un’intervista al quotidiano Libero:

«[Mio marito] non c’entra con questa storia. Non ha mai saputo nulla di quello che facevo. Ho deciso da sola di entrare su Twitter, di usare ovviamente un nickname…».

Ora: la comunicazione a 5 Stelle può non piacere (e l’abbiamo detto anche qui). Da qui a creare teoremi fondati sul nulla ce ne passa, però.

L’ironia su Twitter

A seguito dell’intervista, ovviamente gli utenti di Twitter si sono scatenati nello sfottò. Non mancano accuse anche gravi alla Stampa e battibecchi tra esponenti di partiti e movimenti diversi. Noi abbiamo raccolto solo alcuni dei commenti più divertenti:

 

 

 

 

Foto: Vincent Brown on Flickr

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