LinkedIn Ads: tutto quello che devi sapere

I contenuti sponsorizzati di LinkedIn aumentano il tasso di conversione. Ecco come usarli al meglio
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I LinkedIn Ads, i contenuti social sponsorizzati, hanno rappresentato negli ultimi mesi una fonte di crescita costante per la piattaforma di networking professionale. Nel Q2 2016, le ‘Marketing Solutions’ di LinkedIn hanno visto una crescita del fatturato del 29% rispetto allo stesso periodo del 2015. I Contenuti Sponsorizzati hanno superato il 60% del totale degli Ads e sono stati “il driver di crescita primario”.

Le soluzioni proposte sono potenzialmente molto utili per chi desidera targettizzare un’audience professionale. Vediamo le caratteristiche dei LinkedIn Ads e alcuni limiti della piattaforma.

LinkedIn Ads: due formati

Text Ads e Sponsored Updates sono i due formati principali per le campagne sponsorizzate su LinkedIn. I primi sono dei brevi testi che compaiono sulla colonna destra della bacheca, molto simili a dei banner tradizionali. Proprio questa caratteristica li rende meno appetibili: gli utenti li identificano immediatamente come pubblicità e il click-through rate è particolarmente basso (4 clic ogni 10mila impression secondo alcune stime). Possono comunque essere efficaci se abbinati a call-to-action molto forti come “Clicca per una prova gratis”.

I contenuti sponsorizzati, invece, compaiono direttamente nel news feed e sono indicati chiaramente con l’etichetta ‘Sponsorizzata’, come accade su Facebook. È possibile sponsorizzare diversi tipi di contenuti: video, immagini grandi, link di testo e così via.

LinkedIn Ads: profilazione

Sono 15 i possibili parametri di profilazione per i LinkedIn Ads:

  • Località (obbligatorio)
  • Nome azienda
  • Settore dell’azienda
  • Dimensioni dell’azienda
  • Qualifica
  • Funzione lavorativa
  • Anzianità
  • Scuola o università del membro
  • Campi di studio
  • Lauree
  • Competenze del membro
  • Gruppi del membro
  • Sesso
  • Età
  • Anni di esperienza

Il Target può essere allargato agli utenti con caratteristiche simili a quelle indicate, selezionando l’opzione Espansione Pubblico.

LinkedIn Ads: pay-per-click e pay-per-impression

Gli annunci su LinkedIn Ads prevedono due possibilità di pagamento, molto simili a quello che succede per GoogleAdWords. Pay-per-click (CPC) e Pay-per-1,000impressions (CPM).

È possibile fissare l’ammontare totale da spendere ogni giorno oppure impostare l’ammontare massimo da pagare ogni clic o ogni 1000 impression.

LinkedIn Ads: convertion rate

A settembre, il social network acquisito di recente da Microsoft, ha lanciato un tool di analytics per analizzare e registrare il tasso di conversione dei Text Ads e dei Contenuti Sponsorizzati.

Ricerche precedenti avevano comunque fatto registrare buoni risultati.

HubSpot aveva pubblicato un’analisi annuale sui LinkedIn Ads condotta tra gli utenti statunitensi. Il tasso di conversione era al 6,1%: “Un numero impressionante”, hanno commentato gli analisti dell’agenzia. Per fare un confronto, lo stesso budget investito in AdWords per clienti B2B ha ottenuto un convertion rate del 2.58%.

LinkedIn ads: cosa non va

Larry Kim, fondatore di WordStream, Inc, agenzia leader nel digital advertising, ha stilato una lista dei problemi che affliggono i LinkedIn Ads (secondo lui). Non si possono caricare video direttamente sul social, per esempio. Non è possibile sfruttare le opportunità di remarketing (forma di pubblicità online che si rivolge agli utenti in base alle loro precedenti azioni su Facebook, ndr) non ci sono format per la lead generation, il pricing è “statico” e non è possibile sponsorizzare gli account, come succede per esempio con le pagine fan su Facebook.

AJ Wilcox, titolare dell’agenzia B2Linked, specializzata nell’advertising B2B su LinkedIn, ha definito gli analytics di LinkedIn ads come “pretty weak”, abbastanza deboli.

Foto: Joe The Goat Farmer

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