Massimo Canigiani racconta il rilancio del marchio Commodore sui social

Massimo Canigiani spiega quali strategie ha adottato per riportare in auge il brand che impazzava negli anni Ottanta
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Quando si ama qualcosa del passato succede che si senta la voglia di riportarla in vita. È questo il sentimento che ha spinto due imprenditori italiani, Massimo Canigiani e Carlo Scattolini, a rilanciare un marchio storico: Commodore.

Un’operazione nostalgia (anche se di “nostalgia” i due non vogliono che si parli) che rilancia sul mercato il glorioso marchio dei personal computer, che ha portato in auge modelli come il Vic 20, il Commodore 64 e l’Amiga. Nella sua nuova veste il brand punta tutto sul mondo mobile e sono disponibili gli smartphone che supportano un sistema Android, a un prezzo intorno ai 249 euro.

Abbiamo incontrato Canigiani per farci raccontare come si comunica oggi il ritorno di un brand sul mercato che impazzava negli anni Ottanta.

Come è iniziata l’avventura?

«Da una domanda semplice. Cosa produrrebbe oggi Commodore se non fosse mai fallita? La risposta è semplice: smartphone, i dispositivi che hanno sostituito il pc in gran parte delle operazioni quotidiane che effettuiamo sulla Rete. Una volta avuta l’intuizione abbiamo costruito una cordata di imprenditori e ottenuto i diritti sul marchio».

Qual è il maggior ostacolo nel comunicare il ritorno di un marchio storico sul mercato?

«Il fatto che la gente possa credere a un fake. Ci sono tanti gruppi nostalgici degli anni 80 e per molti il ritorno di un marchio come Commodore poteva sembrare una sorta di bufala. E poi c’è l’idea da sovvertire che nell’immaginario l’azienda sia rimasta legata a un mondo dominato allora dagli 8 bit. Insomma, la sfida qui è come riuscire ad associare l’immagine del brand all’hitech, all’innovazione».

Come avete affrontato questa sfida sui social?

«Il messaggio che stiamo provando a far passare è questo: “Commodore è tornato bambino con gli smartphone”. L’idea è di trasmettere l’informazione sul “ritorno” dell’azienda e in più l’aspetto innovativo, la “rigenerazione” attraverso gli smartphone. L’obiettivo è che l’utente dica: “Commodore è tornato, andiamo a vedere cosa sta facendo di nuovo”. In mezzo poi ci sono tutte le emozioni positive da sfruttare, l’affetto verso il marchio, i ricordi a cui è legato, l’adrenalina e il cuore che batte forte alla notizia del ritorno di una “persona tanto amata”».

Quali tecniche avete usato per far passare questi concetti e quale media avete preferito utilizzare?

«Dall’inizio abbiamo puntato sulle immagini, alternando foto amatoriali a quelle professionali. La scelta è stata fatta perché se avessimo puntato solo su foto troppo elaborate, la gente avrebbe creduto a un fake. Postiamo foto con diversi professionisti che usano il prodotto, il messaggio è: “Commodore è tornato, e c’è già tanta gente che lo usa”. Il mezzo che usiamo di più è Facebook dove abbiamo quasi 100mila fan e raggiungiamo circa 600mila utenti. Stiamo molto attenti a una crescita organica sui social che sia in linea con l’aumento della capacità produttiva dell’azienda. Se cresci troppo e non puoi soddisfare la richiesta, crei un pericoloso effetto boomerang».

Perché non è un’operazione nostalgica?

«La nostalgia indica l’amore verso qualcosa che si è perso in passato e che non si riesce a ritrovare nel presente. Io parlerei più di affetto, quello verso un cuore (Commodore) che non ha mai smesso di battere e che nessuno dei trentenni di oggi ha mai dimenticato. Anche se dal 1994 in pratica non ha prodotto nulla di nuovo fino al lancio dei nostri smartphone».

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Smart Economy
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