Matteo Salvini e la comunicazione social

Si può essere d’accordo o in disaccordo con le opinioni espresse, ma difficilmente un post di Matteo Salvini lascia indifferenti: è questa la forza comunicativa della strategia social attuata dal segretario della Lega Nord, fatta di attacchi frontali, stimoli alla condivisione e storytelling.
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Vincitori e sconfitti fanno i conti con l’esito del ballottaggio delle elezioni amministrative. L’ultima chiamata alle urne ha visto uscire a testa alta, un po’ in tutto il paese, i candidati di centrodestra, con qualche eccezione. Nelle settimane che hanno anticipato il voto si è assistito alla conferma di un trend che, in qualche modo, può spiegare la decisione degli italiani: il mondo della politica, o almeno una parte di esso, parla sempre più il linguaggio dei social.

Matteo Salvini e la comunicazione su Facebook

Un esempio? Basta dare un’occhiata alla pagina Facebook di Matteo Salvini. Facciamo parlare i freddi numeri: negli ultimi sette giorni di campagna elettorale (dal 19 al 25 giugno, compreso il giorno del ballottaggio) il segretario della Lega Nord ha pubblicato un totale pari a 93 post. I video condivisi, una buona parte dei quali trasmessi in diretta, hanno superato quota 9,5 milioni di visualizzazioni. Nello stesso periodo le reazioni (dai “Mi piace” agli “Wow”) sono state oltre 478.000 e le condivisioni quasi 108.000. Ogni intervento ha raccolto mediamente migliaia di commenti, da parte dei sostenitori e di chi ha manifestato disappunto, talvolta inconsapevole che così facendo ha contribuito a estendere la portata del messaggio. Insomma, a livello comunicativo, la strategia messa in campo dal leader del popolo leghista è senza alcun dubbio vincente.

Che ci si trovi d’accordo o meno con le opinioni espresse, non si può non concordare sul fatto che il metodo funzioni. Gli interventi sono sempre diretti, entrano nella quotidianità dell’elettorato e ne toccano i tasti più sensibili, polarizzano le reazioni verso un estremo o l’altro: non si parla mai di massimi sistemi, preferendo porre l’accento su temi come l’immigrazione (si è discusso molto di ius soli), le tasse, i fallimenti degli schieramenti avversari e le iniziative messe in campo sul territorio. Qualcuno lo etichetta come un approccio populista, altri sostengono sia l’unica via possibile per porre i problemi reali sotto una lente d’ingrandimento e cercare una soluzione a livello collettivo.

Strategia social

Tra lo spezzone di una trasmissione TV e l’altra ci sono scatti di Salvini circondato dalla sua gente. Il linguaggio è diretto, l’attacco è frontale: “CLANDESTINI”, “INVASIONE”, “ITALIANI”, “VERGOGNOSO”, “ALLA FACCIA DI RENZI”. Tutto rigorosamente in maiuscolo. L’attenzione è calamitata da termini che sfiorano il clickbaiting: “VIDEO PAZZESCO”, “INCREDIBILE”. Viene utilizzato lo strumento degli hashtag per favorire e spingere la condivisione: “#andiamoagovernare”, “BASTA #STATOLADRO”. Tra i post al vetriolo c’è spazio per momenti di vita privata, in modo quasi inaspettato, veicolando così un messaggio rassicurante, prima di riprendere la battaglia. Anche la pianificazione delle pubblicazioni è tutt’altro che casuale: gli interventi sono programmati orientativamente tra le 7:30 del mattino e le 22:30, a cadenza quasi regolare.

Alla luce di quanto scritto, sorge spontanea una domanda: se Matteo Salvini è stato impegnato in un tour de force che ha toccato l’intera penisola a sostegno dei candidati sindaci di centrodestra, chi si è occupato della comunicazione social? Il regista, colui che si muove nell’ombra, si chiama Luca Morisi. 42 anni, docente all’Università di Verona, con il suo team è dal 2013 l’artefice del successo mediatico ottenuto dal leader leghista.

La sua strategia nasce da una piena consapevolezza delle dinamiche che regolano le bacheche 2.0, facendo leva su quel processo di polarizzazione delle opinioni e delle reazioni citato poc’anzi. Un tempo qualcuno diceva “Nel bene o nel male, purché se ne parli”. È ancora così: una condivisione rimane una condivisione e funge da megafono per il messaggio diffuso. La continua ricerca di un dialogo con il pubblico, attraverso call to action sapientemente integrate nei post, stimola lo scambio. Ne è la riprova che alle 23:00 di domenica, subito dopo la chiusura dei seggi, il segretario della Lega Nord ha avviato una diretta su Facebook per assistere allo spoglio delle schede in compagnia dei suoi sostenitori, aggiungendo dunque al momento una dimensione di interattività che manca ai più tradizionali talk show televisivi, ancor prima che le emittenti comunicassero i risultati degli exit pool. Il pubblico è così diventato a sua volta un amplificatore del messaggio, una sorta di enorme e collettivo brand ambassador. Tra le parti è andato instaurandosi un canale diretto, one to one, senza filtri né intermediazioni.

La diversificazione degli interventi contribuisce a mantenere alto il livello di attenzione dei follower e il ricorso allo storytelling aiuta il lettore a riconoscersi nel destinatario del messaggio. Tutti elementi che, agendo talvolta a livello inconscio, concorrono a rendere la comunicazione efficace. Salvini non parla il linguaggio della politica, lo scardina, ricorre al lessico delle persone comuni, arrivando dritto al nocciolo della questione. Che piaccia o meno, poco importa.

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