Matteo Salvini ha un regista sui social: si chiama Luca Morisi ed è un mago del web

Chi è Luca Morisi e come ha trasformato Matteo Salvini in una star dei social
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Lo chiamano il “Casaleggio” della Lega poiché rappresenta per molti l’uomo che guida la regia del successo di Matteo Salvini sui social. Luca Morisi, ha 42 anni, ed è docente all’Università di Verona, dove insegna “Informatica filosofica”.

Uomo schivo e lontano dai riflettori ha saputo con le sue strategie portare il leader della Lega a un numero incredibile di fan: 1.612.347 persone seguono la pagina Facebook e “le persone che ne parlano” sono quasi mezzo milione in media in una settimana, con 8mila e più nuovi mi piace nello stesso lasso di tempo.

Chi è Luca Morisi, il “regista” di Salvini

Nel web ci è nato. Leggendo il suo profilo LinkedIn si scopre che è stato il fondatore di Mediatechs, società di Mantova impegnata nel campo dei servizi Web e ITC.  Nel 2001 inizia una nuova avventura e diventa consigliere di Tea Spa, azienda che favorisce le alleanze strategiche con partner pubblici e privati nei settori dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente. Nel 2009 si rimette in proprio e diventa proprietario di un’altra azienda, la SistemaIntranet, che sviluppa applicazione e software per il web. Dal 2013 assume la carica di social media strategist di Matteo Salvini.

Luca Morisi, il social megafono di Salvini

Non guida “la macchina” di Salvini da solo. Luca ha creato un team di una decina di persone. Secondo quello che ha raccontato in alcune delle poche interviste che ha rilasciato, si incontrano quattro, cinque volte al massimo.

Si occupano non solo di  social, ma di tutta la campagna di comunicazione di Salvini, offline ed online: «Social manager è riduttivo, preferisco la definizione di social megafono. Lavoro sostanzialmente come “alter ego” digitale di Matteo» spiegava in una sua intervista su Corriere del Veneto, due anni fa.

Nella stessa intervista spiega anche che “l’85% degli utenti di Salvini ha visto negli ultimi mesi un suo post”. E non serve aggiornare i dati al 2016 per capire che il livello di reach dei post del politico leghista non si è abbassato. Quanti di voi hanno visto un suo post direttamente o condiviso da un amico, negli ultimi mesi?

Anche questi numeri dimostrano come Luca Morisi è un vero e proprio mago del web e pare che per accaparrarselo Matteo e il partito sborsino una cifra a cinque zeri (anche se sono solo rumors, non ci sono smentite ufficiali).

Ma su cosa ha puntato Morisi per rendere Matteo Salvini un’icona del web? Ecco alcune delle strategie che adotta sui social.

La strategia della strada o della birreria di Salvini

In un articolo dal titolo “La strategia di Salvini. Da birreria affollata” pubblicato dal Corriere della Sera, Pierluigi Battisti usa la metafora della “birreria” per parlare  – in tono sprezzante – della strategia comunicativa del leader della Lega. Eppure, al di là di come la si pensi sul tema del populismo, è questo un primo passo per capire il suo successo sui social media.

Morisi e Salvini hanno scelto Facebook per parlare all’uomo della strada, con il suo linguaggio tipico: «Noi ci concentriamo su Facebook, per un motivo molto semplice: In Italia, il popolo sta lì. E noi andiamo a prendercelo», spiega Morisi.  Laddove, la strategia di altri politici, vedi Matteo Renzi, è concentrata su Twitter, Salvini sceglie un mezzo diverso per veicolare il suo messaggio.

E non è solo una differenza numerica. Se Facebook cattura circa 27 milioni di italiani, in Italia sono 6,4 milioni nel 2015 su Twitter (dati Audiweb). Altre ricerche mostrano come gli iscritti a Twitter siano in media più istruiti di quelli del social di Mark Zuckerberg. In altre parole, se vuoi parlare “alla pancia” della gente, è su Facebook che devi andare.

Parlare “alla pancia” significa anche usare un linguaggio adatto. Salvini nei suoi post usa spesso espressioni dialettali come “Ossignur” e fa un uso copioso di espressioni come “vadano a farsi fottere”, rivolto ai burocrati di Bruxelles. Oppure il “viviamo in uno Stato di merda”, nei confronti dell’Italia. O “il cazzaro” recentemente rivolto a Matteo Renzi.

La vicinanza tra lui e l’uomo di strada, appare anche nell’abbigliamento. Le famose felpe che Salvini usa nei talk sono proprio un look studiato, con il quale si rafforza quella vicinanza tra lui e il cittadino.

La call-to-action, commenti per Salvini più importanti di tutto

Nei post Salvini cerca un dialogo continuo con il suo elettorato (e anche con i suoi detrattori).  Scorrendo la sua pagina è facile imbattersi in post che terminano con una domanda. Nel marketing si chiama “call-to-action”,  in sostanza, la richiesta ai propri utenti di fare una determinata azione.  Vuoi che i tuoi utenti ti parlino? Fa’ loro una domanda. Sembra banale, ma alla fine funziona.

L’ultimo post sulla sua pagina ha ottenuto quasi 4mila commenti.  Usare la strategia dei commenti è fondamentale. Come Morisi insegna sono proprio le interazioni ad aumentare il ranking della pagina e a spingere l’algoritmo di Facebook a offrire una maggiore visibilità al post.

Per farlo, Salvini non dibatte sempre di temi di politica. La strategia della diversificazione degli argomenti gli serve per catturare un pubblico diverso, fidelizzare con chi di politica alla politica, in fondo, non è interessato. “Stasera casoncelli (ravioli pieni) della Valcamonica! E da voi che si mangia?”.  Basta una domanda così semplice per scatenare più di mille commenti. E questo è solo un esempio. La pagina è piena di post sul calci ed eventi nazionalpopolari come il  Festival di Sanremo.

Un non  giovane che sa parlare ai giovani

Non sono rari i casi in cui Salvini pubblica un meme oppure la foto di una cartello in una toilette che invita a “centrare il buco”. Nonostante abbia superato i 40 anni, Salvini rinverdisce la sua immagine sui social e li usa, in alcuni casi, come se fosse un adolescente. La vicinanza con il mondo dei millennial, è anche evidenziata da alcuni dettagli. Negli studi televisivi in cui è onnipresente, Salvini appare sempre con un tablet in mano proprio per mostrare la sua interazione costante con i fan e i follower, e i “mezzi” attraverso cui tutto è reso possibile.

Storytelling e automazione

Sono due componenti fondamentali per veicolare il suo messaggio. Nei suo interventi sui social, come quelli televisivi, Salvini ricorre spessissimo a delle storie, che siano quelle di italiani che non arrivano alla fine del mese, oppure dei rom e i migranti che, a suo dire, ottengono benefici a scapito degli italiani. Lo storytelling è parte integrante della sua comunicazione. Come quando a Bruxelles si è “finto” giornalista per raccontare la città vittima degli attentati, circostanza per la quale ha attirato su di sé diverse accuse di sciacallaggio.

Per divulgare poi un messaggio serve un mezzo che lo amplifichi.  Morisi ha previsto per la sua strategia di comunicazione alcune app, come “Segui Matteo Salvini” e “Social Beast” che permettono di rilanciare il Salvini-pensiero sulla Rete, come sui social.

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