Perché le persone credono alle bufale? Scoprilo al nostro aperitivo

Ricercatori e giornalisti discuteranno di come arginare le notizie false sulla Rete il 23 febbraio a Roma
bufale online

Mancano solo due giorni al nostro “aperitivo”, la serie di appuntamenti che #SocialCom ha ideato per discutere con comunicatori, giornalisti, influencer sul futuro dei social media. Il prossimo dibattito verterà su “Bufale e post verità” e si svolgerà questo 23 febbraio alle ore 19 a Iqos Embassy di Roma (clicca qui per saperne di più).

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Tra i protagonisti Walter Quattrociocchi, studioso a capo del laboratorio di Sociologia Computazionale dell’IMT di Lucca. Con il suo gruppo di studio ha pubblicato numerose ricerche per spiegare come le notizie false si propagano sulla Rete. I suoi studi sono stati citati sulla stampa nazionale e internazionale. Nel dibattito di giovedì, Quattrociocchi ragionerà insieme agli altri ospiti sul perché gli utenti credono alle bufale. Ecco un’anticipazione delle sue teorie.

Bufale: gli utenti leggono solo ciò che già sanno

Quattrociocchi parla di confirmation bias, pregiudizio di conferma, per spiegare come l’utente medio seleziona le news sui social network: «Attraverso un mega esperimento che ha studiato il comportamento degli utenti sui social, siamo giunti a una nostra teoria che dimostra come le persone, nella selezione delle notizie via social, non guardino in realtà alla verità dell’informazione, ma a quanto questa sia coerente con quello che vogliono sapere. Con quello che abbiamo chiamato pregiudizio di conferma, “confirmation bias”. In altre parole, i social sono una sorta di “supermercato dell’informazione”, dove ognuno “acquista ciò che sembra più coerente con i suoi gusti, al di là della qualità e attendibilità del “prodotto”», spiega Quattrociocchi a SocialCom.

Bufale: alla gente non importa che una notizia sia vera o falsa

Secondo Quattrociocchi l’utente medio non è attento alla veridicità della fonte, ma vuole semplicemente che una notizia segua la precisa narrazione che ha deciso di adottare. In un quadro del genere anche la coerenza scompare. E uno stesso utente può attaccare una persona o un’organizzazione che ha difeso solo pochi post prima:

«Così ti spieghi perché lo stesso utente usa l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) a sostegno della sua tesi, quando si tratta di spiegare che la carne provoca il tumore. E magari anche nella stessa giornata, attacca proprio l’OMS quando spiega l’utilità dei vaccini», continua Quattrociocchi.

La soluzione alle bufale: creare degli “anticorpi”

Quattrociocchi riflette anche su quali sono le possibili soluzioni per arginare il fenomeno delle bufale: «La disintermediazione ha cambiato i meccanismi di selezione: operazione che non viene fatta più da un mediatore, ma da chiunque. E ha modificato anche la sua distribuzione: la popolarità della notizia non è legata alla sua veridicità o utilità, ma al numero di like che è riuscita a raggiungere. In questo contesto hai due soluzioni. O cambi il sistema informativo e i suoi attori. Oppure, ipotesi più verosimile, punti a creare sinergie tra istituzioni, sistema informativo e chi ne fa parte. Bisogna attivare insomma degli anticorpi, ma sarà un processo lungo che richiederà decenni per trovare una soluzione».

 Vuoi saperne di più? Partecipa al nostro secondo aperitivo! Il prossimo 23 febbraio, alle 0re 19, presso l’Iqos Embassy a Roma.

 Per partecipare all’evento, invia una mail a info@socialcomitalia.com, indicando il tuo ruolo nel mondo della comunicazione (giornalista, influencer, social media manager e così via) oppure perché sei interessato all’appuntamento.

Per maggiori info, clicca qui.

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