Pubblicità su Snapchat: 3 grossi dubbi per i brand che vogliono investire

Snapchat è un buon o un cattivo investimento per un brand oggi?
Snapchat ads

Gli investimenti pubblicitari su Snapchat hanno fatto boom negli ultimi anni. Nel 2016 il social di Evan Spiegel ha venduto 404 milioni di dollari in ads e quest’anno gli analisti stimano che l’azienda, recentemente quotata in Borsa, raggiungerà il miliardo di dollari.

Una buona possibilità di investimento per un brand? No, secondo gli analisti di Motley Fool. Secondo una loro ricerca, il social network si posiziona tra gli ultimi posti nel ritorno sugli investimenti. La società di consulenza americana si spinge oltre e spiega quali sono i tre problemi che il social deve affrontare per diventare davvero appetibile per gli inserzionisti.

Mancanza di validi strumenti di misurazione

Motley Fool spiega che mentre società rivali come Twitter e Facebook hanno fatto notevoli passi in avanti per offrire statistiche e dati attendibili agli investitori, Snapchat non ha ancora sciolto le riserve. Il social  è ancora mancante negli strumenti di misurazione delle performance di una campagna e neanche l’introduzione di strumenti offerti agli inserzionisti come “app installa ads e web view ads” hanno risolto il problema:  «Se Snapchat vuole capitalizzare, ha bisogno di introdurre nuovi strumenti di misurazione. Altrimenti farà la fine di Twitter che per motivi simili non ha saputo conquistare le piccole aziende», spiega Motley Fool.

Poche possibilità di targetizzare gli utenti

Uno dei successi di Facebook Ads è la sua capacità di targetizzare l’utente su un numero infinito di variabili. Snapchat sta seguendo la stessa strada ma con un colpevole ritardo. C’è da dire che recentemente l’app sta provando a mettersi al passo e ha sviluppato alcuni strumenti che consentono all’inserzionista di targetizzare l’utente sulla base di alcuni contenuti (bellezza, sport) e altri che permettono di caricare una lista di email degli utenti a cui rivolgere una promozione. In più ha anche stretto una partnership con Oracle Data Cloud, per consentire ai business di selezionare gli utenti sulla base delle loro abitudini di spesa offline. Anche se questi progressi sono promettenti secondo Motley Fool la strada da fare è ancora tanta per mettersi al passo di Twitter e Facebook.

Un basso engagement

Secondo ricerche recenti, un utente spende in media dai 25 ai 30 minuti al giorno su Snapchat. Dati che non sono niente male se paragonati a chi fa peggio Twitter e chi fa meglio Facebook che arriva a 50 minuti, unendo tuttavia Instagram e Messenger.

Il problema semmai è un altro. L’engagement non si traduce in un vero “coinvolgimento pubblicitario”.  Una ricerca recente, realizzata da Fluent, dimostra che il 69% degli utenti “salta” la pubblicità con una frequenza che va da “sempre” a “spesso”.  Peggio ancora se si scende con l’età degli utenti, lì la percentuale sale all’80%.

Snapchat ne è al corrente e si è inventata dei format originali come quello degli “sponsored lenses”, una tipologia di pubblicità interattiva, che funzionano. L’unico problema è che hanno dei costi alti per comprarle o per produrle.

Snapchat ha quindi molta strada da fare per creare un prodotto di appeal per gli inserzionisti. Se l’app saprà offrire un buon ritorno ai brand sarà sulla buona strada per competere con i big del settore ad armi pari.

Leggi qui per approfondire: 5 idee creative per Snapchat per i brand

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