Come sconfiggere i troll: ecco l’idea di una tv norvegese

Come arginare i troll sulla rete? La NRK offre la soluzione: non commenti se non superi un quiz
troll hate speech

Se vuoi lasciare un commento, devi prima dimostrare di aver letto l’articolo. È la soluzione della NRK, la televisione pubblica norvegese, per arginare gli hate speech, i commenti aggressivi e offensivi dei troll che spesso invadono la rete. Come lo provi? Rispondendo a un quiz.

La trovata norvegese contro l’hate speech

Non basterà leggere il titolo o i sottotitoli per esprimere la tua su qualcosa “che pensi di sapere”. Se vuoi lasciare un commento sul sito della tv pubblica norvegese sei costretto a leggere la notizia per intero. E poi rispondere ad un quiz per provarlo. Si tratta solo di 3 domande a risposta multipla, per cui non impieghi più di 30 secondi. Tempo in cui si spera di spegnere qualsiasi moto di aggressività (che di solito si riversa con impeto nel commento) o di scoraggiarti a proseguire.

Piuttosto che disabilitare la possibilità di lasciare commenti, come hanno fatto molti sita tra cui anche la CNN, la NRK ha pensato di “testare” i suoi lettori, per “spegnere” i commenti d’odio e offensivi che spesso leggiamo sui social.

I troll sono ovunque

La disabilitazione dei commenti, infatti, non si rivela una mossa risolutiva al problema. Semplicemente sposta la discussione in altri luoghi, ovvero i social. I troll non si lasciano di certo scoraggiare e trovano sempre il modo per trasformare la rete in uno strumento di odio, e offesa. Chi sono? Utenti che, nascondendosi dietro una tastiera, pensano di poter riversare tutta la propria frustrazione senza filtri nei commenti che lasciano sui siti o sotto i post sui social.

A volte, quella del troll, diventa una strategia di social marketing. Un sito o una pagina talvolta pubblica un post provocatorio o polemico per scuotere la sua community un po’ spenta e poco reattiva. Altre volte invece assistiamo a una vera e propria spirale di odio che tira dentro anche gli utenti che solitamente hanno un comportamento corretto ma che, per difendersi dal troll, utilizzano a loro volta toni accessi e inappropriati.

Non solo NRK, anche Google e Twitter contro i troll

Insulti, minacce, molestie, attacchi personali e persecutori stanno diventano un problema così sentito da spingere giganti come Google e Twitter a trovare soluzioni per arginare l’odio generato dai troll. Ti abbiamo già parlato in un precedente articolo di come Google abbia creato Perspective, uno strumento che usa il machine learning (tecnologia che permette alla macchina di “imparare” in automatico), allo scopo di riconoscere gli insulti in rete. Il sistema presenta ancora dei limiti, in quanto non costituisce un filtro o una censura automatica. Per ora si limita a inviare una segnalazione al gestore del sito circa un “potenziale” abuso e poi gli “viene passata la palla” sulle modalità d’intervento.

Anche Twitter segue la stessa scia, con i suoi filtri antiodio (di cui ti abbiamo parlato qui), introdotti per arrestare gli episodi di violenza verificatesi sulla sua piattaforma.

C’è da ammettere, però, che spesso un’offesa, un insulto, un linguaggio persecutorio non è “automaticamente” desumibile. Ci sono sfumature o espressioni che spesso sfuggono alle persone, figuriamoci ad una macchina.

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