Quando un selfie finisce in tribunale

Ragazzo di 19 anni rovina la sua vita per un semplice selfie con Angela Merkel
Anas Modamani selfie Angela Merkel

Un selfie può rovinarti davvero la vita. È quello che è successo a Anas Modamani, il rifugiato siriano che giunto in Germania scattò un selfie con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quella immagine è stata poi usata da siti bufalari di estrema destra per attaccare le politiche della Merkel in materia di immigrazione. E sugli stessi portali Modamani è diventato da “semplice rifugiato” un “pericoloso terrorista”.

La faccenda oggi prosegue nelle aule dei tribunali. Modamani accusa Facebook di essere responsabile delle notizie false che circolano ancora sui social e di non essersi attivato per rimuoverle.

Chi è l’autore del selfie? 

19enne oggi, Modamani è scappato dalla Siria e approdato in Germania nel 2015, a Berlino in un centro di accoglienza. Il selfie che ha scattato con la cancelliera, in visita ufficiale alla struttura che lo ospitava, è diventato il simbolo della linea più morbida del Paese sulla questione delicata dei rifugiati. Peccato che da quel giorno, la sua foto sia campeggiata su siti di estrema destra e diffusa sui social. In alcune “notizie” il ragazzo veniva descritto come uno dei terroristi della strage di Bruxelles, in altri veniva legato all’attacco a Berlino avvenuto a Natale scorso. In altri ancora veniva accusato di aver appiccato il fuoco a un barbone.

Cita Facebook in tribunale per un selfie

«Voglio solo un po’ di pace nella mia vita. Nessuno mi crede. Molte persone mi odiano. Ma ho solo scattato un selfie con la Merkel», racconta così la sua “tragedia” a The New York Times.  Per ritornare a vivere una vita normale, il ragazzo ha citato Facebook in tribunale. Il social sarebbe responsabile di non aver rimosso tutti i post che ancora lo dipingono come terrorista.

Per Chan-jo Jun, l’avvocato che segue Modamami, «Facebook ha la possibilità tecnica di cancellare le immagini e impedire che altre simili vengano postate».  Gli avvocati del social network, al contrario, sostengono di aver rimosso le immagini diffamatorie e che ora spetta agli utenti segnalare se ci sono altri casi simili che non sono stati “avvistati dalla squadra di pulizia” del social.

Facebook responsabile o no?

Dal selfie a un post, il copione che si ripete in occasioni come questa è sempre lo stesso, con tutte le domande del caso. È Facebook responsabile per quello che viene pubblicato dai suoi utenti, oppure possono essere ritenuti colpevoli solo gli account che postano e condividono la notizia?

Intanto, sia la difesa che l’accusa hanno rifiutato il suggerimento del giudice che chiedeva di chiudere la faccenda con il pagamento dei danni al ragazzo, senza che ci fossero altre istanze del processo. Le udienze riprenderanno il 3 marzo e solo allora ne conosceremo gli sviluppi.

Intanto, il social network si sta abituando a frequentare i tribunali europei. Un altro processo questa volta in Irlanda accusa la creatura di Mark Zuckerberg di aver trasferito dati dei cittadini europei in America in modo considerato “illegale”.

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E-life
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