“I social rivoluzionano la diplomazia”, il punto di Ruggero Aricò, Responsabile Affari Istituzionali di Enel Green Power SpA

Ruggero Aricò spiega il suo lavoro "sempre in viaggio" e come i social media cambiano i rapporti diplomatici tra Paesi
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Il suo è un lavoro che molti invidierebbero. Valigia in mano, sempre in viaggio alla scoperta di nuovi Paesi e culture. Ruggero Aricò lavora come Responsabile Affari Istituzionali per l’Europa, l’Africa e l’Asia, presso Enel Green Power SpA. Un’attività affascinante e anche complessa nella quale “il comunicatore” deve affrontare sfide e conflitti e ricercare costantemente la giusta empatia con gli interlocutori.

SocialCom lo ha raggiunto per saperne di più sul suo lavoro e capire come social e web hanno cambiato il mondo della diplomazia.

In cosa consiste il suo lavoro?

«Si tratta di supportare l’azienda per la quale lavoro nel creare dei canali di comunicazione con le istituzioni dei Paesi in cui intende esportare i suoi servizi. Agisco su due livelli. Un primo nel quale il compito è di raccontare all’esterno chi siamo e cosa facciamo. Il secondo è quello di lavorare insieme ai governi dei vari Paesi sulla costruzione di leggi e regolamenti che favoriscono lo sviluppo del settore nel quale siamo impiegati, quello delle energie rinnovabili nel caso specifico. La mia attività si svolge specie in quei Paesi, come alcuni Stati africani e asiatici, in cui c’è molto potenziale, una domanda crescente, ma manca il quadro legislativo, regolamentare e di policy ad accompagnare l’ammodernamento di cui hanno bisogno. È un lavoro win to win, nel quale vince l’azienda che riesce a collaborare alla creazione di regole che facilitano l’ingresso nel mercato, insieme agli altri gruppi industriali che partecipano. E vince il Paese che può imboccare la strada verso la modernizzazione, affrontare i bisogni crescenti e fornire benefici concreti ai propri cittadini».

Qual è l’ostacolo maggiore?

«Il lavoro è affascinante, ma complesso. Bisogna conoscere la “struttura” di ogni Paese nel quale si vuole operare, quali sono gli interlocutori più importanti e, soprattutto, creare con ognuno di essi un rapporto empatico. Se non si riesce ad avere empatia con le istituzioni che governano un Paese, sarà complicato trasmettere il proprio messaggio. Oltre alle attitudini personali, questo lavoro si impara solo con l’esperienza. Più persone incontri e più saprai riconoscere il valore di chi hai davanti e capire come “approcciarla”».

Come si gestiscono i conflitti e se può raccontarci un aneddoto a tal proposito?

«È successo spesso di dover incontrare degli interlocutori istituzionali (Ministri, Membri dei Parlamenti, ecc.) impreparati sul settore di riferimento e di loro competenza. Quindi in quel caso bisogna partire da zero e trasferire loro tutto il know-how necessario che non possiedono. Altre volte capita che la persona sembra poco interessata all’argomento principale della conversazione. Allora in quel caso bisogna ripiegare su altri argomenti e passioni comuni, per creare quei giusti canali di comunicazione con gli interlocutori».

Come social e web hanno cambiato i rapporti diplomatici tra istituzioni?

«I social media hanno rivoluzionato la diplomazia. Anche se il lavoro è ancora molto “analogico”, fatto di meeting e negoziazioni. Pensiamo a quello che è successo con lo scoppio della Primavera araba. Ricordo che ero in Algeria quando sono avvenute le prime ribellioni. Se non fosse stato per i social media nessuno avrebbe conosciuto in Europa con tale impeto quello che stava avvenendo in quella parte del mondo. Twitter e Facebook sono stati i canali con cui il popolo ha fatto sentire per la prima volta la sua voce contro i regimi e, allo stesso tempo, fatto pressione sulle istituzioni di altri Paesi che non hanno potuto più ignorare il fenomeno».

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Brainstorming
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