“Stop a vendite iPhone”: la Cina minaccia gli USA di Trump

Trump ha minacciato più volte una guerra commerciale con la Cina: manterrà i suoi impegni?
La Cina minaccia Trump: "Taglieremo vendite iPhone e altri prodotti USA"

‹‹Se Trump rompe gli accordi commerciali cino-americani, un gran numero di industrie statunitensi saranno in pericolo. Il nuovo presidente sarà punito per il suo atteggiamento incosciente, per la sua ignoranza e incompetenza››. Non usa mezzi termini Global Times, quotidiano cinese controllato dal governo che minaccia di tagliare significativamente le vendite di iPhone e altri prodotti delle industrie americane.

Cosa ha scatenato tanta animosità? Le dichiarazioni di Donald Trump durante la campagna elettorale su una guerra commerciale da condurre contro il gigante cinese.

Le minacce di Trump

Già nel maggio di quest’anno, Trump dichiarava di essere contrario agli accordi commerciali internazionali. Quello con la Cina, per esempio, uno dei bersagli preferiti della campagna repubblicana: ‹‹Gli accordi internazionali che abbiamo firmato sono stupidi”, dichiarava durante un evento in New Jersey. “Nessuno lo sa meglio di voi che ne pagate le conseguenze. Se serve, li abolirò, anche a costo di una guerra commerciale con la Cina››.

Ancora prima, a gennaio, il presidente-eletto dichiarava al New York Times che avrebbe imposto una tassa del 45% sui prodotti importati dalla Cina. Secondo la retorica trumpiana in campagna elettorale, il Paese asiatico sarebbe colpevole di aver “rubato” il lavoro agli americani, a causa del basso costo degli operai cinesi. Avrebbe poi manipolato la propria valuta per favorire l’esportazione dei prodotti.

Trump arrivò ad accusare Pechino di essere “il peggior ladro della storia mondiale”.

iPhone, auto, aerei e raccolti: stop alle importazioni dalla Cina

Secondo l’editoriale comparso sul quotidiano cinese, Trump sarebbe “un pazzo e un ingenuo” se dovesse dare un seguito alle sue accuse. E anticipa che, se venissero imposte le tariffe annunciate, scatterebbero immediate “contromisure”. Si arriverebbe, scrive il giornale, a un approccio da “occhio per occhio” da parte di Pechino.

Uno dei principali bersagli saranno le vendite dell’iPhone, spiegano. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg.

‹‹Una partita di Boeing già ordinati, sarebbe rimpiazzata dagli Airbus (compagnia francese, ndr). Le vendite di auto e iPhone americani in Cina caleranno e le importazioni di soia e granturco dagli Stati Uniti saranno bloccate››, si legge ancora nell’editoriale. Che minaccia: ‹‹Non verrà niente di buono a Trump se si schiera politicamente contro la Cina››.

iPhone in Cina: mercato in calo, ma strategico per Apple

Le esportazioni dagli Stati Uniti verso il paese asiatico sono già in calo. Nel 2015, secondo Statista, sono scese a 116 miliardi di dollari, dopo il picco registrato nel 2014 (123,6 miliardi). Nei primi 5 mesi di quest’anno, il calo è ancora più evidente: 42,4 miliardi di dollari di prodotti sono stati spediti in Cina. Meno 8,2% sull’anno precedente e meno 13,8% sul 2014 (dati: Census Bureau).

Le vendite degli iPhone hanno visto un andamento altalenante, con un forte calo nel terzo trimestre 2016. Gli introiti di Apple provenienti da Cina, Taiwan e Hong Kong per il periodo sono scesi del 33%. Secondo gli analisti, il calo è dovuto al rafforzamento del dollaro sul renminbi e al miglioramento qualitativo dei prodotti locali (Huawei e Xiamoi su tutti), che offrono performance simili a un costo minore.

Tali dati non devono ingannare. Apple punta ancora molto sul mercato asiatico e negli ultimi anni il trend è stato decisamente positivo. Se le ultime statistiche mostrano un calo, fa notare Tim Cook, ‹‹nei primi tre trimestri di quest’anno fiscale, i nostri ricavi totali dalla Grande Cina sono stati di quasi 40 miliardi di dollari, in crescita del 55% rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre le unità di iPhone vendute sono cresciute del 47%››.

A maggio di quest’anno, l’iPhone si è assicurato una quota del 16,8% del mercato degli smartphone cinese, al primo posto su Samsung (15,8%) e Xiaomi (15,6%).

La classe media cinese, in crescita costante, rappresenta quindi ancora un mercato di sbocco fondamentale per l’azienda fondata da Steve Jobs, soprattutto considerando la stagnazione registrata nei mercati più maturi. La Apple avrebbe quindi molto da perdere da una guerra commerciale con la Cina.

Chi vincerà la guerra commerciale?

Il rapporto tra Apple e il presidente-eletto non è idilliaco. Trump ha più volte criticato l’azienda perché produce i suoi iPhone in Cina e ha addirittura invitato i suoi sostenitori a boicottarne i prodotti.

In molti oggi si chiedono quanto convenga agli Stati Uniti dichiarare guerra aperta al gigante asiatico. Al di là degli interessi della singola azienda. Come argomenta Michael Schuman su Bloomberg, la Cina ha ancora bisogno degli USA: sia come mercato di sbocco per i propri prodotti, sia per gli investimenti americani sul proprio territorio, che favoriscono l’avanzamento tecnologico di cui ha bisogno.

Ma gli USA hanno, forse, ancora più bisogno della Cina. Le politiche di Trump, spiega Schuman, “andrebbero in definitiva a vantaggio della Cina”. Questo perché il Paese asiatico non ha più bisogno delle fabbriche americane. Il costo del lavoro è infatti in crescita da tempo e le multinazionali stanno già spostando la produzione in altri Paesi in via di sviluppo.

‹‹La nuova Cina ha obiettivi più grandi e audaci, che Trump non sembra comprendere››, scrive ancora Michael Schuman. ‹‹Invece di continuare a essere la fabbrica del mondo che sforna prodotti economici per Wal-Mart, la Cina vuole creare i propri colossi nazionali per competere, e addirittura soppiantare, quelli americani. I leader cinesi vogliono che i consumatori americani comprino gli smartphone cinesi, non il contrario››.

Donald Trump ha già dimostrato di aver ammorbidito molte delle sue posizioni più estremiste. Succederà lo stesso con la grande guerra commerciale cinese?

Foto: Gage Skidmore on Flickr

Categorie
Brainstorming
Nessun commento

Lascia un commento

*

*

Articoli collegati

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close