Turismo Italia: come social e web lo rivoluzionano secondo un esperto di innovazione

Le false recensioni e le truffe online danneggiano il turismo, quali soluzioni adottare?
Turismo Italia: quali opportunità per il settore sul web

«Il turismo in Italia è uno degli ambiti più digitalizzati ed esposti a truffe online», spiega Edoardo Colombo, consulente di Innovazione e Turismo per Poste Italiane.

È tra i maggiori esperti di innovazione e turismo in Italia e nostro ospite alla Festa della Rete. Lo  abbiamo intervistato per fare il punto su tanti temi “caldi” del turismo oggi: il rapporto con i social e il web, le recensioni online truffa, per finire con la “querelle” tra nuovi servizi turistici (Airbnb, Uber) e quelli tradizionali, alberghi e taxi.

Quali sono i trend che verranno fuori dall’interconnessione sempre più profonda tra turismo e mondo digitale?

«Il turismo è oggi l’industria più digitalizzata. Il 50% del fatturato dell’e-commerce viene proprio dal comparto turistico (con l’acquisto dei servizi di trasporto, biglietti e altro). La digitalizzazione è sempre più necessaria per rendere competitivo l’ecosistema nazionale che vede l’ingresso di grandi player internazionali (Booking, Airbnb…) che dall’ospitalità si spostano verso servizi integrati. Lo scenario auspicabile è una situazione in cui i diversi soggetti che compongono la nostra offerta turistica inizino a dialogare con un linguaggio e strumenti comuni, che oggi non ci sono. Solo così credo sia possibile migliorare la competitività».

Il turismo su web e social ha anche bisogno di una maggiore trasparenza, pensiamo a questioni spinose come truffe online e false recensioni…

«Le truffe online e le recensioni sono figli di uno stesso problema: la mancanza di un’identità digitale chiara per il turista come per il promotore di servizi turistici. Bisogna favorire meccanismi di accesso su web e social che tengano conto della reale identità dei soggetti coinvolti. In questo senso è interessante il progetto di un wifi unico nazionale che potrebbe agevolare il turista, che con una sola password può collegarsi ovunque, e allo stesso tempo permettere la sua chiara identificazione sul web. Allo stesso modo bisognerebbe trovare soluzioni per offrire un’identità digital ad albergatori e ristoratori, come ad esempio una sorta di codice a barre per identificarli. Quello delle recensioni false è un problema che deve essere affrontato, il 70% delle persone che sceglie un posto dove dormire o mangiare lo fa su piattaforme come TripAdvisor».

Il turismo in Italia sembra incapace di presentarsi con un’immagina unica ai turisti online, soprattutto nei confronti di quelli stranieri. Malgrado la forza indiscutibile del brand Italia. Si può trovare una soluzione per offrire un’idea univoca del nostro turismo?

«Si deve fare assolutamente, soprattutto grazie al digitale. La forza del brand Italia è superiore a quella di qualsiasi brand regionale, ma si sono sempre investiti decine e decine di milioni di euro più su progetti digitali regionali che su quello nazionale. Oggi c’è una penuria di risorse che potrebbe riportare in voga progetti come quello del portale nazionale e  condurre a una gestione più oculata del mezzo, con meno sprechi e una maggiore efficienza della comunicazione».

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Il turismo in Italia è uno degli ambiti in cui la lotta fra innovazione e tradizione si sente maggiormente. Pensiamo alle polemiche tra gli albergatori e gli utenti di servizi digitali come Airbnb, o a quello che succede tra i tassisti e i nuovi sistemi di trasporto come Uber. Come fare a superare questi contrasti per il bene comune?

«La tecnologia non ha colpe, è solo un elemento che connette clienti con fornitori di servizi. Quello che sarebbe auspicabile è che tutti,  Airnb e albergatori nel caso specifico, partano da vincoli e regole comuni. Non è facile per chi fa le leggi seguire le evoluzioni dei nuovi fenomeni turistici, con giganti come Google o altri che si lanciano nel settore. Il problema, prima che normativo, credo sia fiscale. Come può un servizio turistico italiano competere con giganti che hanno fiscalità agevolate in Olanda, come negli Stati Uniti? Ci vorrebbe un’opera di armonizzazione fiscale».

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