Uber è di nuovo nei guai: ex dipendente accusa manager di molestie

Con un post su un blog, un'ex dipendente racconta del suo anno "molto, molto strano" in Uber
Uber

Ci sono poche startup e aziende tech californiane che nel corso degli anni si sono guadagnate una pessima reputazione sulla stampa. Tra queste c’è certamente Uber. Bersagliata dalle polemiche anche in Italia, da parte di numerosi tassisti, è stata accusata di tutto (anche di effettuare controlli indebiti nelle vite private dei giornalisti che la criticano).

Recentemente è stata oggetto di una vera e propria campagna denigratoria sui social: con #DeleteUber, hashtag che ha spopolato a fine gennaio su Twitter, circa 200mila utenti hanno annunciato di aver abbandonato per sempre il servizio, cancellando l’app. L’accusa? Di avere in qualche modo approfittato del “Muslim Ban”, il veto all’ingresso negli Stati Uniti di persone provenienti da 7 Paesi a maggioranza musulmana per promuovere i suoi servizi  (abbiamo spiegato nel dettaglio la vicenda qui).

Nelle ultime ore #DeleteUber è tornato alla ribalta nei trending topic di Twitter. Vediamo perché.

Un anno ‘molto, molto strano’ a Uber

Susan J. Fowler, ingegnere, ex dipendente dell’azienda, ha scritto due giorni fa un post sul suo blog intitolato: “Riflessioni su un anno molto, molto strano in Uber. La donna è stata assunta presso l’azienda californiana nel novembre del 2015 e ha lasciato l’incarico circa un anno dopo, a dicembre. E, testimonia, durante questo periodo ha constatato una certa cultura sessista presente in Uber. «È una storia strana, affascinante e raccapricciante allo stesso tempo», scrive.

Racconta che dopo alcune settimane di training, nel suo primo giorno ufficiale di lavoro, «il mio nuovo manager mi manda una serie di messaggi sulla chat aziendale. Era in una relazione aperta, scriveva, e la sua ragazza riusciva a trovare facilmente nuovi partner, a differenza sua. Stava cercando di non avere problemi al lavoro, scriveva, ma non ci riusciva, perché continuava a cercare donne con cui fare sesso. Era chiaro che stava cercando di convincermi a fare sesso con lui», scrive Fowler.

Secondo l’ingegnere, le avances erano talmente evidenti che ha immediatamente fatto qualche screenshot della conversazione, riportando il tutto al reparto HR di Uber. Fowler si aspettava un intervento energico da parte dell’azienda, ma così non è stato.

Una “scelta” obbligata

«Mi è stato detto sia dalle Risorse Umane che dai superiori che anche se si trattava chiaramente di molestie sessuali , era la prima volta che il manager aveva sbagliato, e che non sarebbe stato corretto punirlo con qualcosa in più di un duro richiamo». Il management le ha poi spiegato che si trattava di un “high performer“, uno che riceveva sempre i punteggi più alti per le proprie performance al lavoro, e che si era trattato probabilmente di un “errore innocente. Le Risorse Umane di Uber l’hanno quindi messa davanti a due possibili “scelte”:

  1. Poteva scegliersi un altro team in cui lavorare e non interagire mai più con quel manager
  2. Poteva restare in quel team anche se, probabilmente, questo gli avrebbe procurato una pessima valutazione da parte di quel responsabile

È finita che Fowler ha lasciato quel gruppo di lavoro, anche se era esattamente il settore in cui era specializzata e in cui avrebbe potuto contribuire di più allo sviluppo dell’azienda. Un nuovo team «che mi ha dato tanta autonomia, e in cui ho trovato il modo di essere felice e di fare del lavoro straordinario».

Nel corso dei mesi, però, l’ingegnere ascolta diverse storie simili alla sua. Alcune donne avevano infatti avuto problemi proprio con lo stesso manager da lei segnalato.

«Era evidente che sia le Risorse Umane che il management avevano mentito riguardo il manager: non era stata la prima volta» che si era ritrovato in situazioni simili. «E certamente non sarebbe stata l’ultima».

Ecco perché insieme ad alcune colleghe ha deciso di segnalare ancora il caso alle HR, affinché fossero presi provvedimenti più seri. Ma, riporta Fowler, ancora una volta il management avrebbe insistito sul fatto che la chat con lei era la sua prima violazione. «Alla fine [il manager accusato] ha “lasciato” l’azienda. Non so di preciso cosa abbia fatto per convincerli, infine, a licenziarlo».

La risposta di Uber

In seguito alla pubblicazione del post, il CEO dell’azienda, Travis Kalanick, ha rilasciato una dichiarazione sull’argomento, descrivendo come «aberrante e contro tutto ciò per cui Uber lotta e crede», il comportamento descritto dalla Fowler.

Kalanick ha specificato di non essere stato informato delle accuse prima della pubblicazione del post. E che ha istruito il capo delle Risorse Umane dell’azienda di «condurre un’investigazione urgente».

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Smart Economy
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