Come usare efficacemente gli hashtag sui social media

Su Instagram ce ne vanno 11. Su Twitter al massimo 2. Su Facebook, meglio evitare!
Cosa sono e come funzionano gli hashtag

Gli hashtag non sono tutti uguali. Su alcuni social sono estremamente importanti: Instagram e Twitter, per esempio. Su altri invece non sono mai decollati, come su Facebook. Quando usati bene, però, possono incrementare esponenzialmente la visibilità di post, profili e pagine.

Cosa sono gli hashtag?

#sapevatelo → questo è un hashtag. Ovvero una parola, una keyword potremmo dire, preceduta da un cancelletto. Possono contenere anche una serie di parole (senza spazio) o una frase: #photooftheday.

A cosa servono? Sono delle etichette (tag) per metadati: quando li usiamo è come se appiccicassimo un’etichetta su una cartella contenente tutti i post e le discussioni su quell’argomento. Cliccandoci su, possiamo guardare, ascoltare e leggere tutto quello che gli utenti stanno dicendo a riguardo. Se clicco su #fashion su Instagram, per esempio, mi compariranno tutte le foto correlate all’argomento moda.

Ascolta prima di parlare

Se non sei esperto di un determinato social media, prenditi tempo per capire come funziona, di cosa parlano le persone, come gli utenti usano gli hashtag. Un lavoro da ripetere anche per il tuo settore di specifico di pertinenza. Scrivere cose interessanti su tutti gli argomenti è praticamente impossibile. Per usare bene queste etichette, è utile essere specializzati e seguire le notizie e le discussioni sul settore.

I più popolari

Anche se non sono tutti uguali, una strada molto comune di utilizzarli è quella di ricorrere ai più popolari del momento. Ce ne sono alcuni ricorrenti, che vedremo apparire nel corso dei mesi e degli anni; altri, invece, saranno legati a uno specifico avvenimento.

Una delle cose più importanti è anche capire perché sono nei trend in un giorno particolare. È legato a un evento particolare? Com’è nata la discussione online? Da chi è partita? Per evitare figuracce, è bene saperlo.

Gli hashtag più popolari su Twitter li troviamo nei Trends. Per Instagram esistono dei siti specializzati (come Websta). Tumblr e Google+ hanno delle pagine Explore, dove scoprire i tag del momento.

Interessante e innovativo

Uno dei migliori modi per scrivere tweet irrilevanti o che addirittura infastidiscono gli utenti è quello di parlare di ciò che non si conosce. Pensa un attimo alla vita reale. Sei uscito con un gruppo di amici, tutti appassionati di calcio. Tu non lo sei. Mentre loro discutono – sconfortati – delle ultime infelici prestazioni del Napoli, intervieni dicendo: “Higuain però è forte, eh?”. Ecco, lo stesso effetto lo otterrai utilizzando hashtag a caso, solo perché sono popolari.

Un altro consiglio è di non andare off topic. Se l’hashtag più popolare del giorno riguarda X-factor, non lo usiamo per parlare di NBA, a meno che non vogliamo fare un accostamento ironico.

Dobbiamo infine sforzarci di essere innovativi, creativi. Se ne usiamo uno su cui stanno postando decine di migliaia di utenti, per emergere dalla massa non è sufficiente semplicemente seguire il trend. L’ironia, in genere, funziona sempre.

Hashtag in real time

Un altro modo per attrarre engagement e follower è commentare in diretta eventi live e programmi tv utilizzando i tag più popolari. Una strada di successo soprattutto su Twitter.

Quanti hashtag usare?

Il numero varia molto da piattaforma a piattaforma. In linea di massima la regola è non strafare: #se #“hastaggi” #ogni #parola #nessuno #ti #capirà #né #leggerà.

Su Twitter, anche per esigenze di spazio, gli hashtag dovranno essere uno al massimo due. I tweet che ne hanno 1-2 ricevono un’interazione maggiore del 21%. Se arrivano a 3, però, l’egagement cala del 17%. Il 40% dei tweet con hashtag raccoglie almeno un retweet: altrimenti la percentuale scende al 25%.

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Instagram consente un utilizzo maggiore. Secondo alcune analisi, le foto con 11 hashtag raccoglieranno il 442% di interazioni in più di quelle che ne hanno zero.

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Su Facebook, invece, sarebbero addirittura controproducenti. Lo dice una ricerca di Buzzsumo su oltre un miliardo di post:

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Uno o due etichette possono funzionare bene anche su Google+. Alcuni studi rivelano che le performance sarebbero addirittura migliori che su Twitter, in termini di engagement. Tra l’altro, gli hashtag di Google+ sono visualizzati anche nella SERP del motore di ricerca: un motivo in più per usarli.

Su Snapchat non esistono dei veri e propri hashtag, anche se qualche esperto ritiene che i geofiltri abbiano una funzionalità simile. Su Pinterest, c’è chi sostiene che siano (quasi) inutili. Tumblr ha appena cambiato la funzionalità dei suoi tracking tag (e quindi ci vorrà un po’ per analizzare i cambiamenti). Discorso simile per LinkedIn che li ha reintrodotti poche settimane fa.

Foto: Brian Solis on Flickr

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