Gli investimenti pubblicitari dei giornali in calo

Prosegue la crisi degli stampati in Italia: vendite dei giornali in calo e digital poco incisivo. Il punto
Vendite giornali in calo: tutti i dati

Cattive notizie per l’editoria in Italia, che vive ormai un periodo di profonda crisi quasi decennale. Vendite dei giornali in calo, investimenti pubblicitari a picco, ricavi in diminuzione ovunque. Il digitale cresce, ma non abbastanza da coprire le perdite della carta. E il futuro non sembra roseo.

Vendite dei giornali in calo

Fattori sociali e demografici hanno storicamente frenato la diffusione della carta stampata in Italia, anche nei periodi più floridi della sua storia. Il trend è ulteriormente peggiorato negli ultimi anni, quando la diffusione del canale digital ha messo in difficoltà persino storiche testate del giornalismo mondiale.

Ma concentriamoci sul dato italiano.

Ancora nel 2007, ogni giorno venivano vendute 5,4 milioni di copie di quotidiani nel Paese, a cui andavano ad aggiungersi le circa 4 milioni e mezzo di copie della stampa gratuita. Nel 2015, la diffusione media è calata a 2,9 milioni di copie, mentre la free press è ormai residuale.

Crescono le copie digitali: rispetto al 2014, mediamente sono state vendute 30mila copie in più, ogni giorno, nel 2015. Oggi la diffusione totale supera di poco il mezzo milione di copie.

Anche aggiungendo le copie digitali, però, il trend resta negativo:

Vendite giornali in calo: dati mensili

Fonte: ADS, Accertamenti Diffusione Stampa. Dati giugno 2016

Com’è visibile dall’infografica, le copie totali vendute nel mese di giugno 2016 sono state poco meno di 16 milioni, comprendendo anche settimanali e mensili. Nello stesso mese del 2013, il totale superava le 20 milione di copie.

Ricavi e investimenti pubblicitari dei giornali in calo

A fronte di questo trend negativo, non possono andare meglio i ricavi. La filiera della carta stampata in Italia (libri e giornali) ha visto una contrazione del fatturato del 26% tra il 2007 e il 2015. I ricavi dei quotidiani sono stati dimezzati, nello stesso periodo, passando da 3,9 a 2 miliardi.

Il digitale non è sufficiente per compensare il calo: secondo le ultime stime, per quotidiani e periodici la carta rappresenta ancora oggi il 90% dei ricavi totali.

Quotidiani e periodici hanno visto calare gli investimenti pubblicitari del 61,5% tra il 2007 e il 2015, passando da 2,8 a 1,1 miliardi. Solo nell’ultimo anno (2015), è stata registrata una contrazione del 7,5%. Alla carta stampata, va complessivamente solo il 12% degli investimenti pubblicitari del Paese. Alla TV è destinato ancora il 58,2% delle quote del settore.

Nei primi cinque mesi del 2016, i quotidiani hanno registrato un calo del 4,7% negli investimenti pubblicitari, mentre i periodici si sono fermati al -3,6%. Questo è avvenuto malgrado il periodo favorevole per il settore, cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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