Il visto in USA: possono negarlo per il tuo comportamento sui social media

Il governo chiede gli account social di chi entra nel Paese per sventare attacchi terroristici
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Se vuoi viaggiare in USA con un visto temporaneo dovrai fornire al governo i tuoi account social. La misura è prevista all’interno di una nuova policy che punta a “identificare potenziali minacce terroristiche”. Facebook, Google e Twitter, ma anche alcune associazioni americane si scagliano contro la misura: “È un attentato alla libertà di parola e viola la privacy”, è la denuncia dei big dell’hitech.

Visto USA: come funziona la nuova policy

In realtà, come spiega il sito Politico, il primo a diffondere la notizia, la richiesta degli account social è opzionale. Viene rivolta ai viaggiatori che arrivano in USA, usufruendo di ESTA (Electronic System for Travel Authorization). Si tratta di un processo che bisogna completare per approdare degli Stati Uniti e che riguarda coloro che giungono con il visa waiver program, che consente ai cittadini di circa 38 Paesi di restare in USA per 90 giorni senza avere il visto.

Proprio a loro verrà richiesto di “offrire informazioni sulla loro presenza online”, con un menu a tendina dove inserire i dati dei propri account dei maggiori social network, oltre a Facebook e Twitter, nella lista anche LinkedIn e Google +.

Visto USA: se non fornisci gli account, non entri?

A oggi non è ancora chiaro se i dati sui social network saranno usati dal governo americano (attraverso il Customs and Border Protection, l’agenzia che si occupa della sicurezza nazionale) per negare il visto in USA a chi rifiuta di fornire le sue informazioni. Quello che è certo è che la reazione degli americani non si è fatta attendere. The Internet Association, che rappresenta aziende come Facebook e Google, si è scagliata contro la decisione del governo.

I detrattori pensano che la richiesta, anche se facoltativa, rischia di colpire i gruppi di persone provenienti dai Paesi del Medio Oriente, che potrebbero scegliere di offrire le informazioni, per timore di vedersi negati l’accesso al Paese. A questo si aggiungono le preoccupazioni sui rischi su come queste informazioni verranno usate.

Il clima è già infuocato

La decisione governativa giunge un mese prima dell’insediamento ufficiale alla Casa Bianca di Donald Trump che proprio due giorni fa ha ribadito la sua idea di vietare l’ingresso nel Paese ai cittadini di fede musulmana, dopo il recente attentato di Berlino.

Mentre proprio ieri è stato reso ufficiale l’accordo tra una società di rilevamento dati online per scopi di sicurezza, Palantir, e il Customs and Border Protection per tracciare informazioni sugli immigrati  e i viaggiatori stranieri, usando una grande quantità di informazioni. I social media potrebbero rientrare in questo sistema.

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