Waiting for #SocialCom18. Alla Camera dei Deputati si riaccende il dibattito sulla comunicazione digitale.

DALLA RETE AL PARLAMENTO. EDUCAZIONE DIGITALE E FAKE NEWS
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Si è svolto questa mattina l’evento waiting for #SocialCom18, organizzato da Socialcom “La comunicazione al tempo dei Social” alla Camera dei Deputati per presentare il progetto #SocialCom18 che da Convegno annuale diventa un progetto più ampio, che da qui a maggio approderà nelle principali città italiane – Napoli, Firenze, Bologna, Milano e Roma – e lancia un contest per giovani comunicatori.

L’evento di presentazione waitingfor#SocialCom18 così come il Contest sono organizzati da Fondazione EYU e da SocialCom, in collaborazione con SmartItaly e FERPI, e supportati dai media partner AGI (Agenzia Giornalistica Italiana), Blitz Quotidiano e Agenzia Parlamentare Vista.

La giornata si è aperta con un panel in cui il Ministro Gian Luca Galletti, Gennaro Migliore, Anna Maria Bernini, Ernesto Carbone e Alessia Rotta si sono confrontati sul tema “Dalla rete al Parlamento. Educazione digitale e fake news”.

Luca Ferlaino, fondatore e socio di SocialCom, da il via al dibattito sottolineando come: “gli italiani oggi si informano prevalentemente su Web e Social ma lo fanno in assenza di una vera e propria regolamentazione. Quello che le persone si aspettano dal Governo è maggior coraggio nell’affrontare chi diffonde le notizie false”.

Sono proprio questi i temi centrali affrontati durante l’evento dove tutti si sono mostrati concordi nell’affermare che la responsabilità non è solo delle Istituzioni, ma anche delle piattaforme che distribuiscono i contenuti su Web e Social e di quelle aziende che investono su qualunque sito senza controllo, in base al traffico generato. Le soluzioni proposte per rallentare la creazione e la diffusione delle bufale in rete sono diverse.

“Le notizie più sono false e più diventano interessanti e condivise online perché suscitano la curiosità di tutti. Il problema delle fake news è sempre esistito e la rete non fa altro che amplificarle; il Governo può lavorare a una regolamentazione anche se non è cosa facile, ma bisogna assicurare la libertà dell’informazione. Il miglior modo che abbiamo per contrastare le fake news sta nella cultura, nel diffondere la conoscenza e prevenire così la disinformazione”, spiega il Ministro Gian Luca Galletti e Anna Maria Bernini aggiunge: “o si crea una normativa sovranazionale come cerca di fare l’Unione Europea o non riusciremo a fermare le fake news. È difficile controllare tutto, ci si può provare ma non è sufficiente, come insufficiente è la disciplina nazionale”.

Secondo Gennaro Migliore occorrerebbe una sovranità definitiva in relazione alle maggiori imprese che si occupano di controllare la diffusione delle notizie in rete. “E questo si verifica sia sul piano nazionale che internazionale, dove ci sono interessi divergenti: basti pensare che negli USA si sono sempre opposti a forme di regolamentazione per via di interessi vari ma sempre economici”. Soluzione condivisa da Ernesto Carbone, che propone di contrastare la massiccia diffusione delle bufale colpendo chiunque le pubblichi: “iniziamo a colpire le news palesemente false, non solo chi le scrive ma anche i provider, anche se è molto difficile riuscirci, e qualcosa potrà cambiare. Oltre a una sana educazione digitale occorre sanzionare pesantemente la diffusione delle fake news”.

“La rete non è neutra, ci sono degli interessi economici che la muovono e nonostante sappiamo tutto questo non c’è ancora un kit condiviso per contrastare questi fenomeni. Il problema è vedere il patto che si vuole creare tra la rete e il fuori dalla rete, quindi riuscire ad agire sul legame tra fake news in rete e vita reale”, conclude Alessia Rotta.

La parola passa quindi a giornalisti e comunicatori.

“Il modello di remunerazione pubblicitario sulla rete si basa sugli accessi da parte degli utenti a un determinato sito Web. Il futuro si gioca su questo, sul modello di remunerazione: fino a quando basterà scrivere una notizia che fa milioni di pagine viste e dunque molti ricavi, sarà difficile contrastare la diffusione delle fake news”, provoca Luca Ferlaino.

“Oggi è questo il mercato che abbiamo sul tavolo, e lo gestiamo con regole ancora analogiche. Il video divenuto virale della direttrice di banca ci insegna che siamo a rischio non solo come persone ma anche in ambito lavorativo. Dobbiamo affrontare la tematica delle fake news dal punto di vista dei diritti”, risponde Riccardo Capecchi, Segretario Generale AGCOM.

È d’accordo il giornalista David Parenzo: “le aziende hanno interesse a investire in siti che producono migliaia di visite al giorno e tale modello di remunerazione alimenta la mala informazione, l’informazione ha un costo, ha un valore di mercato ed è un valore preziosissimo. Chi dà le notizie ha una responsabilità enorme: può spostare e influenzare il mercato. La cosa più pericolosa non è la fake news palese, ma la fake news verosimile che viene poi ripresa anche dai media più autorevoli”.

Arriva quindi la risposta delle azienda, con la voce di Francesca Chiocchetti: “Noi di Samsung abbiamo istituito un filtro e siamo assolutamente impegnati in qualcosa che riteniamo fondamentale, ovvero l’educazione digitale. Abbiamo collaborazioni con le scuole attraverso il Ministero dell’Istruzione e ci teniamo a insegnare un uso consapevole del digitale”.

A sottolineare il ruolo del servizio pubblico è il direttore del TG1, Andrea Montanari: “Il tema delle fake news è indubbiamente molto importante e il servizio pubblico ha un dovere in più di attenzione, di cura, di controllo della filiera che porta al confezionamento delle notizie. È vero che le fake news sono sempre esistite ma oggi si sono moltiplicate esponenzialmente grazie alla rete. I giornalisti hanno un ruolo e devono provare a riconquistare la loro autorevolezza, e ci sono dei tentativi anche abbastanza interessanti, ma il problema sta nella veicolazione delle fake news tramite piattaforme non giornalistiche incontrollabili”.

Secondo Simonetta Giordani, manager ed ex Sottosegretario al Turismo, ci sono tantissime aziende in cui è fortemente sviluppato il senso di responsabilità sociale e diventa quindi fondamentale stare lontane dal mondo delle fake news”.

A concludere il dibattito, l’intervento di Daniele Chieffi: “Alla base delle fake news c’è qualcuno che le crea volontariamente. I media online sono costretti a fare numeri per guadagnare. Bisogna promuovere consapevolezza e responsabilità e insegnarle”

Ecco la vera sfida che dobbiamo assumerci tutti: comunicatori, giornalisti e singoli cittadini.

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ConvegnoSocial
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