L’influenza del Web e dei social network sulle decisioni politiche

Associazioni di categoria, media, gruppi di interesse, imprenditori, un tempo chi aveva responsabilità politiche non poteva prescindere da questi gruppi per prendere delle decisioni. Era necessario considerare le opinioni...
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Associazioni di categoria, media, gruppi di interesse, imprenditori, un tempo chi aveva responsabilità politiche non poteva prescindere da questi gruppi per prendere delle decisioni. Era necessario considerare le opinioni di tutte queste categorie, ascoltare eventuali rimostranze e prevedere uno o più momenti di confronto. Da tempo però è opportuno monitorare con attenzione anche cosa accade online perché la rete, e in particolare i social network, sono diventati uno spazio dove confluisce e si forma l’opinione pubblica.

Secondo una ricerca svolta da Doxa, riportata lo scorso maggio da Italiani.Coop, il tasso di digitalizzazione medio della popolazione italiana alla fine del 2017 era del 68%, ovvero di quattro punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. L’indice è dato da cinque fattori: frequenza media di connessione al Web, numero di supporti da cui ci si connette, quantità e frequenza dei canali visitati, partecipazione attiva a forum e blog e iscrizione a uno dei principali social network. Si va dal 61% di chi ha più di 55 anni al 73% di chi ha un’età compresa tra 18 e 24 anni. Sebbene con differenze legate a vari fattori tra i quali quelli anagrafici, siamo sempre più online e soprattutto, sui social network. Per rendersene conto è sufficiente dare uno sguardo ai dati delle più comuni piattaforme digitali relativi al nostro Paese, diffusi da Vincenzo Cosenza. A dicembre 2017 gli utenti attivi al mese in Italia per Facebook erano 27 milioni, quelli di Youtube 24 milioni. Su Instagram erano 14,5 i milioni di Italiani attivi. Linkedin è stato usato da 9,8 milioni di persone e Twitter da 7,1 milioni. Cosenza fa sapere inoltre che secondo le ultime stime Instagram ha toccato quota 19 milioni di utenti, di cui 11 milioni attivi quotidianamente e Facebook addirittura 31 milioni, di cui 25 milioni operativi ogni giorno.

Grazie ai dispositivi mobili è diventato ancora più semplice collegarsi al proprio social preferito in qualsiasi momento della giornata e da qualunque luogo.

È immediato interagire con altri, pubblicare contenuti ed informarsi. Anche le app di messaggistica istantanea stanno diventando spazi di condivisione e discussione. A scoprire le potenzialità di un canale che permette un confronto continuo e costante non sono state solo le aziende, che dialogano con clienti e potenziali tali ma anche il mondo della politica. Dalla rete i decisori possono trarre informazioni rilevanti. Possono sapere in tempo reale quali sono i temi più dibattuti e possono lanciarne di nuovi per osservare la reazione immediata dell’opinione pubblica. Il numero di utenti non è un campione rappresentativo dell’elettorato ma è pur sempre un indicatore delle tendenze e del sentiment delle persone. Notizie e informazioni non arrivano solo sui social, ma spesso vi nascono anche. Non è un caso quindi che politici e personaggi pubblici affidino direttamente a post e tweet decisioni o dichiarazioni, mandando in soffitta i comunicati stampa.

Nel caso di chi ha l’onere di prendere decisioni, monitorare ciò che accade online diventa imprescindibile. Non sono pochi infatti i casi di attivismo nati e diffusi grazie ai social network. Le distanza spaziale non rappresenta un ostacolo sul Web ed è facile incontrare persone che rivendicano le stesse esigenze, che condividono i medesimi problemi e che quindi entrano in contatto per sostenere una causa. Creare gruppi, chat ed eventi per mobilitarsi è di una semplicità estrema con i media tradizionali che spesso riprendono le notizie di ciò che accade in rete. A quel punto i politici non possono ignorare eventi di cui l’opinione pubblica è già a conoscenza. Oltre alle tradizionali associazioni di categoria e ai gruppi di interesse, anche il Web è un elemento da tenere in considerazione. Non sorprende quindi che, ad esempio, secondo il sondaggio ComRes/Burson-Marsteller condotto tra marzo e maggio su 230 tra europarlamentari, componenti dello staff delle istituzioni europee ed opinionisti, oltre ai media tradizionali vi siano anche le piattaforme social tra le fonti di riferimento. Come riportato tra gli altri anche da Primaonline, dopo Politico, Financial Times, BBC e The Economist, si colloca infatti Twitter e nei primi dieci posti c’è spazio anche per Facebook.

Mondo offline e online non vanno considerati separatamente, al contrario si condizionano a vicenda e per i politici l’insieme degli utenti va considerato un interlocutore da interpellare e tenere in considerazione.

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