Come cambia la comunicazione politica della Casa Bianca da Biden a Trump

Il passaggio da Biden a Trump ha ridefinito la comunicazione istituzionale sui social, sostituendo un linguaggio inclusivo con una strategia polarizzante basata su immagini d’impatto e contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
Viviamo in un’epoca caratterizzata da un forte protagonismo dei social network nella vita pubblica, tanto da condizionare in maniera determinante le tornate elettorali e la linea politica dei governi. Negli Stati Uniti, che da diversi anni vivono un clima di forte polarizzazione e radicalizzazione dei partiti tradizionali, la comunicazione politica ha giocato un ruolo decisivo nelle diverse narrazioni di Repubblicani e Democratici.
Un sintomo evidente di questi profondi cambiamenti è rappresentato dal diverso approccio comunicativo adottato dagli account istituzionali della Casa Bianca nel passaggio dall’Amministrazione di Joe Biden a quella di Donald Trump. Le visioni ideologiche opposte degli ultimi due inquilini della Casa Bianca hanno avuto inevitabili ripercussioni sull’utilizzo delle piattaforme social.
La comunicazione della Casa Bianca negli anni dell’Amministrazione Biden, dal 2021 al 2025, ha mantenuto un approccio istituzionale e formale, seppur politico, privilegiando un linguaggio inclusivo e una lettura progressista della società americana, più vicina alla sensibilità dominante sulle due coste che a quella dell’entroterra. La comunicazione politica americana si è sempre contraddistinta per una forte personalizzazione, spesso difficile da comprendere per noi europei, che fatichiamo a scindere il ruolo del leader da quello dell’istituzione.
Fin dall’ingresso dei social nella vita pubblica, tutti i Presidenti degli Stati Uniti che si sono succeduti negli ultimi quindici anni — Barack Obama, Joe Biden e il primo mandato di Donald Trump — si sono distinti per un forte impiego dei social network come strumenti di comunicazione politica, seppur con stili diversi, da contestualizzare anche in base agli anni in cui hanno esercitato responsabilità di governo. I canali ufficiali della Casa Bianca, durante tutte queste Amministrazioni, sono stati utilizzati per trasmettere messaggi politici in linea con quelli dell’Amministrazione in carica. Un approccio che può destare scandalo se analizzato secondo criteri e standard “europei”, non solo per l’utilizzo dei social, ma anche — e soprattutto — per la diversa interpretazione delle istituzioni, sul piano culturale, politico e costituzionale, che si dà nel Vecchio Continente.
Il 2025 ha visto un’ulteriore personalizzazione degli account social della Casa Bianca, sull’onda dell’impostazione data dalla seconda Amministrazione Trump. Il ritorno del Tycoon alla Casa Bianca ha segnato una vera e propria svolta comunicativa che, se valutata con i canoni europei, potrebbe suscitare scandalo e polemiche. In questo anno, la sua Amministrazione ha adottato un approccio politico fortemente polemico e battagliero, facendo ampio uso dell’intelligenza artificiale e dei meme per trasmettere messaggi efficaci e d’impatto.
Si tratta, sostanzialmente, dell’applicazione ai social network istituzionali (mentre quelli personali del Presidente sono sempre stati caratterizzati da questo tipo di approccio) della strategia politica che ha contribuito al successo del trumpismo: prese di posizione divisive, dichiarazioni controverse e slogan efficaci per alzare costantemente l’asticella del dibattito, spiazzare gli avversari e polarizzare l’elettorato.
Di conseguenza, nell’ultimo anno abbiamo visto post con cartine geografiche degli Stati Uniti dai confini estesi al Canada, alla Groenlandia e, più recentemente, al Venezuela; oppure rappresentazioni generate con l’IA che mostravano il Presidente degli Stati Uniti vestito come il Papa, o la Striscia di Gaza trasformata in un resort di lusso. Immagini controverse, destinate a suscitare polemiche e indignazione, ma allo stesso tempo capaci di trasmettere messaggi politici più articolati e complessi.
Le cartine geografiche alterate esplicitavano la volontà degli Stati Uniti di riprendere il controllo di un’area considerata da sempre il loro “cortile di casa”; le rovine di Gaza, piegate dalla guerra e dal terrorismo, venivano trasformate in un grande resort per rappresentare un Medio Oriente sviluppato sotto l’influenza americana; il Presidente degli Stati Uniti vestito da Papa serviva a inviare un messaggio al Conclave, che non a caso ha eletto il primo Pontefice nordamericano della storia.
Uno stile comunicativo nuovo, che può non piacere, ma che andrebbe analizzato senza pregiudizi e con spirito critico, così da comprendere al meglio la nostra epoca, con tutti i pregi e i difetti che la contraddistinguono.
Articolo di Nicola Bosco

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