Socialcom Italia - Gennaio 30, 2025

DeepSeek: il modello AI cinese che divide il web tra entusiasmo e critiche

DeepSeek, il nuovo modello AI cinese, conquista milioni di utenti ma scatena un acceso dibattito online. Tra prestazioni avanzate, censura governativa e impatti sul mercato tech, ecco cosa sta accadendo.

Image

DeepSeek è il nuovo modello cinese di AI, gratuito per gli utenti e aperto agli sviluppatori.
In una sola settimana, la piattaforma ha catturato l’attenzione globale, generando quasi 4 milioni di post e 30 milioni di reazioni. Il dibattito online si è diviso quasi equamente tra entusiasti e critici.
Nella fase iniziale prevalgono le opinioni positive. Tra i principali punti di forza evidenziati emergono il prezzo, la flessibilità del codice e le prestazioni nel ragionamento, ottenute senza l’impiego dei potenti chip americani. Molti utenti hanno sfruttato questo successo per criticare Trump e il suo fondo da 500 miliardi di dollari destinato allo sviluppo dell’AI. I picchi di visibilità in questa fase coincidono con il posizionamento dell’app al primo posto sull’App Store e con l’arrivo di una criptovaluta legata a DeepSeek, rivelatasi poi una truffa.
Successivamente, il dibattito assume toni più critici. Le prime preoccupazioni emergono con il crollo delle azioni del settore tech, che in un solo giorno ha perso mille miliardi di dollari, colpendo in particolare il produttore di chip Nvidia. Parallelamente, i test sull’AI rivelano la presenza di censure imposte dal governo cinese: basta, ad esempio, chiedere informazioni su Taiwan o Tienanmen per ottenere risposte filtrate. Dal pomeriggio del 29, l’applicazione risulta non più disponibile in Italia.
A parte le posizioni contrastanti dei leader di ChatGPT—inizialmente cauti, poi critici con accuse di furto intellettuale—e la soddisfazione espressa dal politico socialista Varoufakis per le perdite di Wall Street, il dibattito resta cauto: altre voci di rilievo non si sono ancora espresse. La discussione è diffusa su scala globale, ma si concentra soprattutto negli Stati Uniti, i più direttamente coinvolti nella competizione con la Cina e nelle implicazioni geopolitiche. Seguono l’Europa, il Giappone e le potenze emergenti Turchia, India e Brasile.