Putin chiude LinkedIn e fa tremare i giganti del tech

Putin chiude LinkedIn. A partire da lunedì i russi non potranno più accedere al social network del lavoro. La decisione è figlia di un provvedimento che dallo scorso settembre esige che i dati personali dei cittadini residenti in Russia siano archiviati nei centri dati del Paese.
LinkedIn non si è ancora adeguato e la Russia ha deciso di “chiudergli il gas”, come svela TheNextWeb.
LinkedIn: prima colpire il bersaglio piccolo
“Colpirne uno per educarne cento”. Questa un po’ la logica dietro la decisione di bloccare LinkedIn nel Paese. Anche Facebook e Twitter non si sono adeguati alla normativa e non hanno installato dei centri dati sul territorio russo.
Ma LinkedIn è il pesce piccolo in Russia e con i suoi 5 milioni di utenti creerà meno proteste e problemi degli altri social network che hanno più del doppio di iscritti.
Il suo caso potrebbe servire come avvertimento per gli altri big dell’hitech sui pericoli che corrono se non si adeguano alla nuova normativa.
Ad ogni modo, il social network proprietà di Microsoft ha la possibilità di fare appello alla Corte per rimuovere il bando.
La guerra dei dati
La decisione della Russia su LinkedIn potrebbe fungere da esempio per altre nazioni. Anche la Germania ha stabilito delle leggi simili, chiedendo ai big del tech americano di conservare i dati dei cittadini tedeschi su un data center nel Paese. Microsoft è stata una delle prime aziende che si è adattata.
L’Europa sta prendendo sempre più consapevolezza dell’importanza dei dati dei suoi cittadini. I big data sono un mercato immenso che potrebbe arriva a un valore di 50 miliardi di dollari entro il 2021. Un tesoro inestimabile di informazioni che viene usato dai Facebook, Google, Amazon… per aumentare la loro leadership sul web e distruggere la concorrenza.
L’Europa non è più disposta a cederli così a buon mercato.

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