Socialcom Italia - Giugno 9, 2025

Processi, condanne e “vox populi”

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La giustizia occupa molto spazio sui social e il “sentiment”, il parere popolare sulle questioni che la riguardano, assieme alla spettacolarizzazione rischiano di condizionare le decisioni politiche. Più di quanto ci si immagini

Sentenze definitive di condanna messe in discussione con dibattiti sui social, processi mediatici con avvocati e presunti esperti che si fronteggiano negli studi tele-visivi come fossero in un’aula di Corte d’Assise, improvvisati analisti che emettono verdetti come fossero un presidente di collegio di Cassazione. Il caso Garlasco che da settimane occupa paginate di giornali e siti, trasmissioni televisive e radio-foniche, dirette web, è soltanto l’ultimo caso. Era già accaduto per la strage di Erba, il delitto di Yara Gambirasio e moltissimi altri omicidi. È giusto, anzi sacrosanto che di fronte a un giudizio – pur se definitivo – ci possa essere da parte della difesa il tentativo di far riaprire le indagini mettendo in discussione quanto è stato fatto. Sbagliato è tutto quello che provoca, anche perché alimenta un sentimento di sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia che può essere molto pericoloso.

C’è una ricerca, condotta dalla società Socialcom prima che esplodesse il “caso Gar-lasco”, che conferma come il tema sia ormai argomento prioritario sui social, alimentando un confronto digitale dove nella maggior parte dei casi si parla senza conoscere né i problemi, né le situazioni. Tanto che l’analisi condotta dalla società su «664mila contenuti e 20 milioni di interazioni social svela un sentiment (disposizione d’animo, ndr) prevalentemente negativo (78 per cento medio)». Esaminando la ricerca si scopre che «sono quattro i temi chiave (che generano sfiducia, ndr) associati più spesso alla giustizia: riforma dell’ordinamento (71 per cento ne dà un parere negativo), processi e sentenze (84 per cento), conflitti con la politica (89 per cento) e la cronaca, dominata dalla tragica piaga dei femmini-cidi (84 per cento). Uno scenario digitale che delinea un quadro di forte preoccupazione e desiderio di cambiamento nel sistema giustizia italiano, con i social media che si confermano un potente megafono del sentire popolare».

«La giustizia viene invocata sui social in continuazione, spesso con toni negativi. Nel 2025 abbiamo già raccolto 650mila menzioni e 20milioni di interazioni», evidenzia Luca Ferlaino, presidente di Socialcom. E tanto basta a dimostrare che anche un tema così delicato, che riguarda la vita di tutti i cit-tadini, sia ridotto a un argomento da bar. Sul quale però la politica si basa poi per approvare le riforme.

FONTE: Io Donna